QUEL PADRE “PRODIGO” DI MISERICORDIA

Gesù scandalizzava, è questo il punto sorgivo del vangelo di oggi: c’era come un feeling misterioso tra lui e i peccatori.
«Tu stai bene con quelli che sono lontani da Dio!», lo accusano.
E Gesù rilancia, raddoppia lo scandalo con tre parabole, tre storie di vita: un pastore che sfida il deserto, una donna di casa che non si dà pace per una moneta che non trova, un padre esperto in abbracci.
Tre parabole che sono davvero il vangelo del vangelo. Sale dal loro racconto un volto di Dio che è la più bella notizia che potevamo ricevere.
Un Dio che non punta il dito, non colpevolizza i figli spariti dalla sua vista, ma li fa sentire un piccolo grande tesoro di cui ha bisogno. Non intona la litania delle lamentele, tantomeno quella del castigo esemplare, ma fa come l’amata del cantico dei cantici: va in cerca e apre le braccia.

Tre parabole che sono lo scandalo della misericordia, uno scandalo in tre passi:
1. – già ci sorprende che la Bibbia non chieda che il peccato sia scontato, ma confessato;
2. – Gesù va oltre, non chiede neppure il pentimento, ma apre un futuro diverso: «vai e d’ora in avanti non peccare più»;
3. – e infine la scoperta che Dio ti anticipa: il tempo della misericordia è l’anticipo, il perdono previene il pentimento, l’abbraccio precede l’incontro (la pecora smarrita è raggiunta mentre è ancora lontana e non sta tornando all’ovile…; il figlio prodigo torna, ma il padre ha già aperto le braccia, prima che apra bocca; la moneta perduta è cercata mentre è ancora in qualche fessura fra lo sporco; il crocifisso ha perdonato in anticipo tutti i peccati del mondo…).

È giusto il Padre in questa Parabola? No, non è giusto, ma la giustizia non basta per essere uomini e tanto meno per essere Dio.
L’amore non è giusto, è una divina follia.
La sua giustizia è riconquistare figli, non ripagare le loro azioni.
Non è il castigo che libera dal male, ma l’abbraccio;
non è la paura che libera dal male, ma la festa di un amore più grande.

E poi il fratello maggiore: «Io ho sempre ubbidito, io ho sempre detto di sì e a me neanche un capretto!»
Ecco l’uomo dei rimpianti, onesto ma infelice, che non ama quello che fa.
Scrive Dostoevskij: «Il segreto di una vita realizzata è agire per ciò che ami e amare ciò che fai».
Non fare il bene per forza, lo faresti male. Quanti cristiani sono così, Turoldo li chiamava “i cristiani del capretto”: ho sempre ubbidito, sono andato a Messa tutte le domeniche, cosa mi dai in cambio? Vivono da salariati e non da figli.
Ma l’amore del Padre non si misura sui meriti, sarebbe un amore mercenario. Non si misura il Suo amore da un capretto.

Padre, non sono degno ma mi prendo lo stesso il tuo abbraccio, mi prendo la veste nuova e la festa.
Padre sono la tua agonia, sono la tua gioia, sono il tuo figlio.
Grazie di essere Padre a questo modo, nessuno poteva sperare in un Dio migliore.

(Ermes Ronchi)