MISERICORDIA TROPPO GRANDE PER NOI

Domenica 24esima del Tempo Ordinario – anno C (15 settembre)
Letture: Es 32,7-14; 1 Tm 1,12-17; Lc 15,1-32

Quando si legge questo lungo brano del vangelo di Luca, ciò che colpisce è il cambiamento dei numeri: dalle cento pecore si passa alle dieci monete, e poi solo ai due fratelli. Questa scala discendente potrebbe già essere interpretata come l’adeguamento di Gesù, nel suo modo di presentare l’amore di Dio, di fronte all’incredulità dei suoi ascoltatori. Forse non riuscivano a riconoscersi nel pastore che lascia le sue novantanove pecore per cercare la pecorella smarrita. La paura di perdere era in loro più potente del desiderio di ritrovare. Forse si sentivano un po’ più vicini alla donna che aveva perso una moneta e la cercava con tanta fatica. Ma con la storia dei due figli si trovavano in una dimensione più vicina alla loro mentalità.
Perdere un figlio era un dramma che ognuno di loro poteva capire.

Per il Signore, il problema era di far capire loro che l’amore di Dio è così grande, così improbabile, che il Signore è pronto a abbandonare la sua serenità per venire sulla terra e portarci sulle sue spalle, pronto a cercarci accuratamente accendendo la luce della sua parola, pronto a aspettare lungo la strada l’ipotetico ritorno del figlio che forse tornerebbe quando avrebbe capito la sua povertà. Queste parabole non sono nient’altro che tre modi di spiegarci come Dio ci ama e cosa è pronto a fare per noi, per ognuno di noi, anche per il più piccolo e il peggiore.

Tra queste tre parabole, è quella del figlio prodigo che Gesù sviluppa a lungo, raccontando con forza dettagli i sentimenti dei due figli. L’arroganza del figlio più giovane che prende l’eredità del padre e scopre che tutto finisce un giorno nel fango e nella disperazione. La pretesa del figlio maggiore che considera il padre suo solo come un padrone da temere. Tra tutti e due i figli, nessuno di loro ha capito chi è veramente il padre, perché ognuno di loro ha proiettato su di lui le proprie paure e aspettative. E per questo motivo, nessuno capisce che il padre possa aspettare sulla strada e accogliere con tanta gioia colui che era stato perso, perché viene ritrovato!

Dietro la sorpresa del figlio minore e la ribellione del figlio maggiore, ritroviamo la nostra propria incomprensione di fronte alla misericordia di Dio. Perché anche noi non capiamo perché Dio ci vuole così tanto bene. Perché anche noi desideriamo che la sua giustizia sia più chiara e più severa, almeno per gli altri. Anche noi, come il figlio più giovane, pensiamo che Dio non potrà perdonarci, che siamo indegni di essere chiamati suoi figli! Ma anche noi, come il figlio maggiore, aspettiamo che l’operaio dell’undicesima ora riceva meno, molto meno di quello arrivato all’alba!

Difatti, per noi, per tutti noi, le parabole della misericordia rimangono un’enigma e spesso anche uno scandalo. Il modo di comportarsi di Dio ci lascia senza voce, sopratutto quando capiamo che Gesù ci chiede di comportarci anche così. Non solo di cercare chi è perduto e di lasciare ciò che abbiamo, ma anche di accogliere chi ha tradito e si è allontanato. Per noi, la misericordia di Dio rimane un mistero. Lo scopo delle parabole è forse solo di invitarci a riconoscere che non saremo mai capaci di capire questo amore, perché è un amore troppo grande per noi.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)