IMPOSSIBILE SERVIRE IL DENARO, NON SERVIRSENE

Domenica 25esima del Tempo Ordinario – anno C (22 settembre)
Letture: Am 8,4-7; 1 Tm 2,1-8; Lc 16,1-13

«Non potete servire a Dio e al denaro»!
La conclusione del passo evangelico che abbiamo ascoltato sembra molto facile da capire e da interpretare. Al fondo la scelta sarebbe semplice, quasi semplicistica. Si tratterebbe di scegliere l’uno o l’altro: Dio o il denaro o piuttosto l’uno contro l’altro. A questa interpretazione senza sfumature, non solamente la vita concreta, ma allo stesso tempo la vita stessa di Gesù, dopo quella degli apostoli e infine la lunga storia della Chiesa attraverso i secoli, ci danno una smentita profonda e incisiva.

Gesù ha talvolta avuto bisogno di denaro. Lo vediamo in effetti pagare le tasse e ricevere l’aiuto da persone che le sono vicine. Gli apostoli vendono e comprano, guadagnano la loro vita lavorando. San Paolo fare di questo un punto d’onore per non dipendere da nessuno per vivere, e di raccogliere dei fondi unicamente dalle chiese nel bisogno. È inutile richiamare come il denaro ha avuto e ha ancora un posto importante nella vita della Chiesa, delle comunità religiose e di ciascuno di noi. Il problema, è che, dai primi secoli, si è instaurato un disagio, pieno di colpevolezza e di risentimento, verso il denaro. E, su questo punto, la tradizione francescana non ci ha molto aiutati a vederci chiaro. Il denaro è diventato un problema per i cristiani, ma questo era veramente il caso di Gesù?

Se cerchiamo di essere un po’ attenti a ciò che ci racconta San Luca, nel vangelo di oggi, una prima cosa deve infatti, immediatamente sorprenderci. Gesù scarta, con forza, la possibilità di servire il denaro, ma certamente non quella di servirsene. Infatti, il vero problema sul quale Gesù mette il dito, e che alcuni farisei e alcuni sacerdoti si servivano di Dio per ottenere denaro. Ora, Gesù, capovolge, la domanda. Colui che bisogna servire è Dio solo. Tutto il resto non è dunque che un mezzo, uno strumento per poter compiere questo servizio. Si tratta di mettere ogni realtà al servizio di Dio.

Perché è questa la vera intuizione che si trova dietro questi versetti del Vangelo. Invece di servire il denaro, bisogna servirsene per il servizio di Dio, certamente, ma questo servizio passa inevitabilmente attraverso il servizio di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio. Come il sabato è fatto per l’uomo, e non viceversa, così il denaro che ogni realtà economica e finanziaria. Gesù ci invita così a creare, a inventare un vero capitalismo umanista, il cui vero beneficiario sia l’umanità tutta intera. Il denaro non è né buono né cattivo in sé, si tratta di un semplice strumento di scambio utile e anche necessario, di un semplice mezzo al servizio del bene comune. Che deve conservare il suo giusto posto.

Se alcuni si servono di Dio per adorare il denaro, Gesù, ci invita a invertire la prospettiva. Si tratta di servirci dei beni di questo mondo, di tutti i beni che ci sono stati affidati e che sono utili, per servire Colui che ci ha creati e quelli che sono a sua immagine, cioè ognuno di noi. È proprio questo il senso della parabola dell’amministratore infedele, che ci ha senza dubbio tutti scioccati o almeno lasciati perplessi, all’inizio di questo Vangelo . Se c’è solo da questo amministratore non è perché ha ingannato il suo maestro, ma è perché ha compreso che il denaro non può mai essere un fine in se stesso, e che rimane prima di tutto un mezzo, un semplice mezzo, per conquistare il cuore di Dio e degli uomini .

Il segno che permette a ciascuno di noi di discernere dove siamo con il denaro, è San Paolo che ce lo dà , quando afferma che ha imparato a vivere nell’abbondanza come nella povertà. Per lui, importava poco. In effetti, la ricchezza come la povertà, possono diventare delle trappole quando ci fanno credere che noi siamo giusti, o che siamo in sicurezza. Non servirebbe a niente negare questo bisogno che abbiamo tutti di rassicurarci assicurando il nostro avvenire (qui e anche nell’eternità), ma è importante prendere coscienza che la nostra unica e vera sicurezza, quella che non ci farà mai mancare nulla, è Dio, e Dio solo, che ce la da!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)