LE TRE RISPOSTE AL DIAVOLO E LE TENTAZIONI DI OGGI

Domenica I Quaresima 2019 – Anno C  (10 marzo)
Letture: Dt 26,4-10; Rm 10,8-13; Lc 4,1-13

San Luca ci dice che Gesù, “non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame”. Quando sentiamo queste parole, subito pensiamo anche noi, come il diavolo, che Gesù aveva fame di pane! Questa è la prima idea che ci viene alla mente, dopo un digiuno così lungo di quaranta giorni. Ma Gesù non era affamato di pane: “non di solo pane vivrà l’uomo”. Se Gesù non aveva fame di pane, allora, cosa poteva colmare la sua fame? Il diavolo ha subito pensato al potere, al desiderio di dominare che consuma tanti uomini, e per questo ha proposto a Gesù il dominio su “tutti i regni della terra”. Ma la risposta negativa di Gesù lo lascia molto perplesso. Se non era né il pane, né il potere, l’unica cosa che poteva ancora colmare questa fame doveva certamente essere il desiderio della gloria, che brucia il cuore di tanti. Gettarsi dall’alto del tempio era sicuramente il modo di conquistare il cuore della folla sempre avida di miracoli! Ma di nuovo, la risposta di Gesù lo lascia senza voce.
La fame di Gesù non era né di pane, né di potere, né di gloria.

Questo racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto ci insegna molte cose. Prima di tutto su noi stessi, non solo perché possiamo riconoscere i desideri più profondi del nostro cuore, ma anche perché vediamo cosa siamo pronti a fare o a dare per riuscire a colmare la nostra fame. La resistenza di Gesù ci rivela la nostra fragilità e la nostra povertà. Ma non solo questo, perché abbiamo qualche difficoltà di capire la sua fame. Di che cosa il Signore è affamato, qual è il motivo della sete che egli esprime prima di morire sulla croce? Gesù è affamato e assetato. Cosa significa? Se non è di pane, di potere e di gloria, di che cosa è affamato e assetato il Signore?

Per capire il desiderio che spinge il Signore sulle strade della Galilea, basta ascoltare ciò che ci dice il vangelo. Il Signore cerca la pecorella smarrita, bussa alla porta di chi è chiuso, accoglie le pecore senza pastori. Infatti, il Signore ha fame e sete di noi. Il suo desiderio più profondo è di riunire quelli che si sono allontanati. Il più grande desiderio di Gesù, siamo noi, tutti noi, ciascuno di noi. La sua fame ci rivela il valore che abbiamo agli occhi di Dio. Niente è più prezioso, niente di più bello che il ritorno del figlio prodigo alla casa paterna. Dio ci aspetta e spera in noi. Non potrà mai rassegnarsi alla perdita di uno di noi. Siamo la sua perla preziosa, il suo tesoro sepolto sotto terra, il grano della mietitura celeste.

Le tentazioni del deserto ci rivelano dunque il desiderio più profondo di Gesù, il Figlio di Dio, e del suo Padre. Di fronte a questo desiderio, il diavolo può solo allontanarsi “fino al momento fissato”, questo momento della Passione e della Croce che sembra essere il fallimento del desiderio di Dio per l’uomo. Il diavolo è incapace di capire come questo desiderio di Dio potrebbe sopravvivere al rifiuto degli uomini, alla violenza della Passione e alla morte della Croce! Però, la fame di Gesù, all’inizio del suo ministero, diventa la sete del nostro amore, alla fine della sua Passione. La violenza e la cattiveria dell’uomo non potranno mai spegnere il desiderio di Dio per noi. Nell’eucaristia, Gesù trasforma la sua fame in pane, la sua sete in bevanda, per trasmetterci il suo desiderio di vivere con Lui, per sempre.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)