CINQUE PANI D’ORZO, IL SEGNO DELLA CONDIVISIONE

Gesù non è venuto per guidare una nazione particolare, ma per salvare i peccatori che siamo tutti noi! 
17ma domenica Tempo Ordinario – Anno B (29 luglio 2018) – Letture:  2 Re 4, 42-44; Ef 4, 1-6; Gv 6, 1-15

Come ricorda la prima lettura dal libro dei Re, con il racconto della moltiplicazione dei pani dal profeta Elisèo, il miracolo della moltiplicazione dei pani, nel vangelo di Giovanni, situa l’azione del Signore Gesù nella linea dei profeti dell’antico testamento. Ma invece di nutrire cento persone con venti pani d’orzo, ciò che era anche possibile per un uomo, Gesù sfama cinquemila uomini con cinque pani d’orzo. Il segno sembra simile, ma la sproporzione ci fa capire che c’è qualcos’altro che è in gioco. Tra l’antico e il nuovo testamento, Giovanni vuole sottolineare la continuità, ma anche il cambiamento radicale. C’è un cambiamento di scala, un cambiamento di prospettiva, un cambiamento di mondo.

E questo cambiamento radicale si ritrova nella conclusione di questo brano evangelico. I segni che erano, per i profeti, un modo di affermare il loro potere sul popolo, il loro controllo sulla società, diventano, per Gesù, una opportunità di mostrare che la volontà di Dio non è di assumere una forma di regalità terrena, ma piuttosto un segno della misericordia e della bontà di Dio. Nel nuovo testamento,  Gesù non cerca di prendere il posto di Cesare. Egli stesso lo dirà in modo molto chiaro quando sarà interrogato a proposito del pagamento delle tasse. Dio rispetta troppo la libertà umana per toglierci la capacità di assumere le nostre responsabilità. La confusione tra il potere nella società e la spiritualità non serve né all’una né all’altra.

Per questo, quando vogliono farlo re, Gesù se ne va. Non vuole che i discepoli tornino nella confusione che c’era in Israele tra vita religiosa e potere politico. Dio non desidera prendere il potere. Il Figlio si è incarnato per servire e salvare tutti gli uomini, quale che sia la sua nazione, il suo popolo. Gesù non è venuto per guidare una nazione particolare, per proclamare una qualsiasi rivoluzione contro gli invasori e i potenti di questo tempo, ma è venuto per salvare i peccatori che siamo tutti noi! Ma se Gesù non ha scelto la politica, la politica ha sempre cercato di servirsi della sua persona, in tanti modi.

Per prima, coloro che si opponevano all’Impero Romano, come Giuda, ma anche i capi dei sacerdoti e il governo della Terra Santa hanno interpretato così le sue parole e le sue azioni. Tutti si sentivano minacciati e cercavano di eliminarlo, perché temevano di perdere il loro potere. Quando Gesù parlava di salvezza, di dignità delle persone, di giustizia e di pace, loro capivano perdita di potere o di denaro. Avevano capito che l’uomo secondo Dio è un uomo degno e libero. Ma questo, non lo volevano. Questa confusione tra Dio e il mondo, la ritroviamo anche nei nostri tempi, quando uomini o stati hanno la pretesa di parlare a nome di Dio e di imporre, nel suo nome, leggi che hanno inventato loro. Ed è per questo che tanti cristiani sono perseguitati, oggi ancora, nel mondo. Ciò che vuole fare Gesù, ciò che vuole fare la Chiesa, è toccare i cuori! E questo non si fa con la forza, ma con l’amore. Questa è la bellezza e la forza del cristianesimo, che rispetta la dignità e la libertà di ogni uomo, e invita a fare il bene, a vivere l’amore, perché l’Amore è l’altro nome di Dio!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)