PREGHIERA DI CARNE E SANGUE, DI PANE E PECCATO

Domenica 17esima del Tempo Ordinario – anno C (28 luglio)
LettureGen 18,20-21.23-32; Col 2,12-14; Lc 11,1-13

Ci sono certe affermazioni di Gesù che, oggi ancora, suonano strane ai nostri orecchi, affermazioni che ci lasciano perplessi, perché i fatti sembrano smentirle brutalmente. È il caso, ad esempio, di quella in cui Gesù afferma con insistenza, nel Vangelo di Luca: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto». In realtà, non facciamo piuttosto l’esperienza contraria? Chiediamo e, troppo spesso, non succede nulla. Bussiamo alla porta e il cielo sembra disperatamente chiuso, come se Dio fosse diventato sordo alla nostra preghiera. Molte preghiere e suppliche sembrano perdersi in un silenzio infinito.

Eppure, se percorriamo i Vangeli, Gesù persiste e arriva fino ad affermare, a un passo dalla passione, mentre si sta preparando a entrare a Gerusalemme per morirvi: «Padre, io so che mi esaudisci sempre!» (Gv 11,42). È proprio questo il grande mistero della preghiera di Gesù, un mistero che aveva toccato gli apostoli tanto che avevano finito per trovare il coraggio di chiedergli, un giorno: «Signore, insegnaci a pregare». A chi vorrebbe fare della preghiera la ricerca di un vago godimento spirituale, Gesù ricorda con forza che la preghiera non ha nulla di un’evasione, ma affonda le proprie radici più profonde nel cuore dell’uomo, nel più intimo di se stesso, in quel desiderio di vivere e di essere felice!

Rimettendoci di fronte al male che dilania il mondo, al peccato che lacera le profondità della nostra esistenza, queste pagine della Scrittura ci vietano ogni angelismo. In effetti, se è autentica, la preghiera ci riconduce sempre a certe realtà semplicissime: quelle del pane quotidiano, del peccato che abita in noi e della nostra difficoltà ad amare e a perdonare. La preghiera che Gesù insegna ai suoi discepoli è una preghiera di carne e di sangue, una preghiera che, a forza di bussare alla porta, finisce per spezzare il cuore di chi prega. In effetti, la preghiera che Gesù ci insegna, è una preghiera che trasforma prima di tutto chi si è messo a pregare. A forza di bussare alla porta, di chiedere senza scoraggiarsi, di cercare senza mai rinunciare, chi prega scopre finalmente la propria preghiera.

Perché il mistero della preghiera, è prima di tutto il mistero di questa attesa segreta, nascosta nel più profondo di noi stessi, e che si rivela a noi solo dopo molti mercanteggiamenti, dopo molte ore di resistenza e di lotta. Bisogna aver lottato a lungo, talvolta anche tutta una vita, aver usurato le parole, la forza del desiderio e dell’attesa che quelle parole tentavano di esprimere, per scoprire finalmente, rintanata nel più segreto del silenzio, quell’altra preghiera che non viene da noi, ma che ci è donata dal Padre. Perché il mistero della preghiera, è il mistero della nostra stessa grandezza, il mistero di un desiderio troppo grande e troppo forte per noi, che Dio viene a rivelarci, poco a poco.

Questo mistero, è che tutto quello che potremmo ottenere non ci basterà mai. È che, in qualche modo, siamo troppo vasti per noi stessi, siamo più grandi delle nostre ambizioni più smisurate, delle nostre attese più pazze. Questo mistero, è che Dio solo è la nostra unica misura, e che la nostra unica misura è di amare Dio senza misura!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)