UNICO MODO PER ESSERE FELICI È RENDERE GLI ALTRI FELICI

4a domenica: AVVENTO ANNO C (23 dicembre 2018) – Letture Mic 5, 1-4a; Eb 10, 5-10; Lc 1, 39-48

Il vangelo che leggeremo durante quest’anno liturgico, il vangelo di Luca, è il vangelo della gioia. Si sente questo non solo in questo brano della visitazione di Maria a Elisabetta, ma soprattutto in tantissimi brani nei quali il Signore Gesù ci invita alla felicità, alla beatitudine. Come Maria, come Zaccaria e Elisabetta, come il popolo di Israele, siamo stati creati per la gioia. La gioia è la nostra vera vocazione. Ma spesso, sembra che questa gioia si spenga in noi, di fronte alle difficoltà, alle contraddizioni o alle sofferenze della vita. Questa gioia che abbiamo sperimentato quando eravamo bambini ci sfugge e sembra svanire.
Perché, cosa succede veramente?

Spesso pensiamo che ci manca qualcosa o qualcuno per essere felici. Però, quando guardiamo intorno a noi, ci stupisce constatare che tante persone, che sembrano avere tutto per essere felici, non lo sono. E, invece, persone molto povere e che non sono state fortunate, secondo i nostri criteri, respirano la gioia e la serenità. Questo significa almeno una cosa: non basta avere tutto per essere felici. Ma c’é qualcosa di più sorprendente ancora. Tra le persone che vivono le stesse prove, le stesse situazioni, alcune sono serene, quando altre crollano nella tristezza. Nessuno tra noi può pretendere di capire perché. Nessuno tra noi sa come reagirebbe di fronte a queste prove.
Però, ciò che sorprende, è questa differenza.

La risposta, o almeno una parte della risposta, si trova forse nel brano del vangelo che abbiamo appena ascoltato. Dopo l’Annunciazione dell’angelo, la Vergine Maria si alza subito per andare in fretta verso la regione montuosa per visitare la sua cugina Elisabetta. In questa piccola frase di introduzione del nostro racconto, ciò che colpisce di più è il fatto che per Maria, la notizia della maternità di Elisabetta diventa più importante della propria maternità. Non esita a partire verso una regione montuosa per aiutare la futura madre di Giovanni il Battista. Ed è forse questo il mistero della gioia di Maria che fa sussultare il bambino nel grembo di Elisabetta. La gioia delle Vergine si comunica al bambino proprio perché Maria ha messo la gioia di Elisabetta al primo posto.
Per imparare anche noi la gioia, basterebbe forse solo guardare Maria e imitarla.

Spesso, noi ci chiudiamo nelle nostre gioie e nelle nostre pene. E non vediamo più le gioie o le pene degli altri. Cerchiamo disperatamente di conservare ciò che abbiamo ricevuto, senza capire che la gioia non si può mai imprigionare. E che l’unico modo di essere felice è di rendere gli altri felici, come diceva Jean Vanier. Questo segreto della vera gioia, Maria l’ha ricevuto dal proprio figlio Gesù. Il sacrificio di Gesù non è un sacrificio per la morte, un atteggiamento morbido, ma al contrario è una scelta di vita, per dare la vita, per fare esplodere la potenza della vita in questo mondo. Nella reazione di gioia del bambino che sussulta nel grembo di Elisabetta, possiamo riconoscere il segno meraviglioso di questa fecondità della gioia di Maria, madre di tutte le gioie.
Perché la gioia può durare solo quando si trasmette e si perde per amore degli altri.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)