DOMENICA DELLA PAROLA: LA BELLEZZA DELLA RIVELAZIONE

Domenica della Parola – anno A (26 gennaio 2020)
Letture: 2 Cor 4,6-11; Eb 11, 1-2.8-16; Gv 15, 9-17

In questa domenica della Parola, celebriamo anche i nostri Fondatori di Citeaux. Per i primi monaci di Citeaux, il rinnovamento della vita monastica supponeva di riscoprire non solo la regola di san Benedetto, ma anche la bellezza della Rivelazione attraverso la Parola di Dio.
Per questo motivo hanno cercato di editare una nuova versione della Bibbia: lo scopo non era solo di avere un testo  critico più sicuro, ma soprattutto di poter fondare la loro fede sulla Parola di Dio. In questo senso, celebrare insieme la Domenica della Parola e i nostri Fondatori è molto significativo. Difatti l’esperienza della Lectio divina, della lettura meditata che apre alla preghiera del cuore, è sempre stata al centro dell’esperienza monastica.
Perché la fede nasce dall’ascolto della Parola e si trasmette attraverso la Parola!

I testi della liturgia di questa domenica ci aiutano a capire meglio il legame tra fede e Parola di Dio.
Il brano dell’epistola agli Ebrei ritorna all’inizio dell’avventura della fede del popolo di Israele. Con Abramo e Sara, siamo proprio confrontati con ciò che costituisce, per ognuno di noi, la sfida della fede: credere nelle promesse di Dio senza vedere la loro realizzazione. Perché la fede va al di là, molto al di là della fiducia. Difatti, la fiducia suppone di aver visto, di avere già sperimentato che l’altro è affidabile. La fede invece, suppone, come dice l’epistola agli Ebrei, di vedere l’invisibile. Cioè non fidarsi solo di ciò che si vede, ma appoggiare la propria vita sulla promessa di Dio.

Credere nella Parola di Dio senza vedere, o vedendo i beni promessi solo da lontano, questo suppone, come diceva l’apostolo Paolo nella prima lettura, di essere consapevoli della nostra vocazione in questo mondo. L’esperienza descritta dall’apostolo è proprio questa scoperta dei nostri limiti, sempre più profondi, nei confronti della Parola di Dio. L’esperienza della vita monastica, l’esperienza spirituale di ognuno di noi, è una esperienza di povertà: scopriamo che siamo vasi di creta, come dice San Paolo. Però, nello stesso tempo, è anche una esperienza di pienezza e di potenza, perché la fede e la Parola di Dio sono un tesoro molto prezioso. La vita del discepolo di Gesù è dunque fondata sulla consapevolezza di questa contraddizione molto profonda tra gloria e miseria, tra bellezza e incapacità, tra amore e incapacità di amare!

Da lì scaturisce ciò che il Signore insegna ai suoi discepoli nel brano del Vangelo di Giovanni, che abbiamo appena ascoltato. L’amore è un dono! L’amore viene dal Padre e dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. Non possiamo suscitare, neanche creare l’amore, ma possiamo solo rimanere, dimorare nell’amore. Per questo motivo i primi padri di Citeaux avevano voluto fondare una comunità che sia una schola caritatis, una scuola dell’amore, per imparare ad amare. Una scuola nella quale Cristo, l’unico vero maestro interiore, ci insegna ad amare.
Il monastero non è nient’altro che la casa dove si insegna e si impara l’amore.

Ma sappiamo tutti molto bene, attraverso la nostra esperienza personale, che questa conoscenza è la scienza la più sottile e la più difficile del mondo. Guadagnare soldi, costruire case o accumulare ricchezze e conoscenze è molto più facile. Forse è per questo motivo che preferiamo buttarci in queste cose, per non affrontare la cosa più difficile che esiste, cioè imparare ad amare. Però abbiamo il più grande, l’unico vero maestro capace di insegnarci questa disciplina divina, l’arte del vero amore, il Signore Gesù. Per entrare nella scuola dell’amore e per ascoltare il vero maestro, ci vuole non solo la fede di Abramo e Sara, ma anche questa consapevolezza di Paolo di essere vasi di creta.
Allora faremo anche noi l’esperienza che siamo stati scelti, per grazia, per non per diventare servi, ma amici di Dio!

Certo, faremo anche l’esperienza della difficoltà e forse ogni tanto dell’impossibilità di amare. Questa esperienza è molto importante per capire che l’amore è un dono, una grazia che suppone un lavoro spesso molto faticoso, una sfida che si oppone alla nostra presunta perfezione. Troveremo solo nella Parola di Dio la risposta alle nostre angosce, alle nostre difficoltà. Perché la Parola di Dio non è solo all’inizio del cammino di fede verso l’amore, ma ci accompagna e ci sostiene anche nei momenti di incomprensione di scoraggiamento e di crisi.
Il Signore ci ha lasciato l’Eucaristia e la Sacra Scrittura, il Suo Corpo e la Sua Parola. Chiediamo allo Spirito Santo di illuminare la nostra mente, di aprire il nostro cuore, per ricevere questi doni della sua Bontà.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena (Pisa)
(www.valserena.it)