Cristo Re, ma di quale regno?: di Giustizia e di Verità, eterno e senza confini

Cristo Re dell’Universo – (anno B) – 21 novembre 2021

Letture: Dn 7,13-14; Ap 1,5-8; Gv 18,33b-37

Riprendendo i testi della liturgia di questa solennità, sono rimasto colpito da diversi elementi proposti dalle letture di questo giorno. Da una parte, se facciamo il paragone con i nostri stati, ci accorgiamo subito che il Regno di cui parla il Signore, nel vangelo di Giovanni, non è per niente simile a ciò che conosciamo. Però dall’altra parte, se cerchiamo di immaginare questo Regno, le letture del libro di Daniele e dell’Apocalisse ci lasciano perplessi. Per capire il significato di questa solennità del Cristo Re, dobbiamo forse cercare di capire cosa è questo Regno Suo!

Se riprendiamo il dialogo tra Pilato e il Signore, colpisce subito il fatto che, sebbene Gesù riconosca di essere Re – «Tu lo dici: Io sono Re» – tuttavia non situa il Suo Regno quaggiù tra gli altri regni: «il mio regno non è di questo mondo»! E lo conferma fortemente ancora dopo: «il mio regno non è di quaggiù»! E questo ha già una grandissima importanza per noi. Perché si capisce che chiunque cerca di creare un regno terreno di Cristo sbaglia sempre. Si intuisce che chi cerca di imporre con le armi, con la forza o la violenza il regno di Cristo in questo mondo non ha capito niente, non ha capito cosa è questo Regno.

Allora se il Re di questo Regno non ha servitori per usare la forza e la violenza di uno stato terreno, cosa è questo Regno? Gesù lo definisce molto bene nei versetti seguenti. E vediamo subito che si cambia prospettiva. «Io sono nato e venuto nel mondo per dare testimonianza alla verità». Il Regno di Dio non è un territorio con delle leggi e un esercito, non è un regno di cose e di ricchezze, ma è il Regno della Verità. Sappiamo bene come gli stati di questo mondo usano menzogne e falsità per governare. Scopriamo sempre di più oggi come nascondono, uccidono, distruggono, usano terrore e oppressione in nome della ricerca dell’interesse detto generale. Ne abbiamo anche un esempio chiaro nell’atteggiamento di Pilato e dei Farisei.

Il Regno di Dio non è così. Descriverlo è molto difficile perché non corrisponde per niente ai nostri criteri. Lo dicono molto bene le due prime letture, usando immagini e parabole. Viene sulle nubi del cielo: cioè si vede, però non viene da quaggiù! Non c’entra niente con le nostre storie. La seconda caratteristica è che è al di sopra di tutti i confini e le frontiere del nostro mondo: non ha limiti nello spazio. E la terza cosa che lo definisce è che non ha limiti nel tempo: «il suo potere è un potere eterno», «a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli».

Questo non vuol dire che, allora, si dovrebbe disprezzare questo mondo e abbandonarlo per seguire Cristo. No, ma semplicemente che non dobbiamo cercare quaggiù ciò che il nostro mondo non potrà mai dare. Cristo Re ci ricorda che siamo concittadini dei santi, chiamati alla vita eterna, però questa eternità non è il prolungamento di questo mondo, di questo tempo, di questa civiltà, di questa cultura. Perché Cristo è Re dell’Universo, nei secoli dei secoli! Un’altra dimensione dello spazio e del tempo!

Dom Guillaume – Cappellano monastero trappista N.S. di Valserena (Pisa)
www.valserena.it

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