COME I PATRIARCHI, SOLO DAVANTI A DIO, IL PAPA INTERCEDE PER IL MONDO: «SALVACI, MAESTRO»

Una bellissima pagina del vangelo di Marco fotografa – con profetica attualità – i drammatici giorni che stiamo vivendo. Gesù sale in barca per passare dall’altra riva del Lago di Galilea assieme ai suoi apostoli. Il Maestro è stanco e dorme, a poppa, su un cuscino. Un dettaglio di cronaca messo lì quasi a caso da questo straordinario narratore. Si scatena una tempesta. Onde alte e minacciose sballottano l’imbarcazione, la riempiono d’acqua.
Gesù dorme, come un bambino, appoggiato a quel cuscino.
L’ansia diventa panico, anche per quegli uomini, navigatori
navigati. Le loro grida svegliano il Maestro che, con calma divina, mette a tacere quegli strepiti e, con loro, le forze della natura. Il lago torna una piatta distesa, mentre alto si leva il rimprovero: “Non avete ancora fede?”
Non occorrono licenze in teologia o esegesi per applicare a questi tempi la pagina del
giorn-evangelista Marco. Anche la nostra barca, decisamente più attrezzata dei legni di Pietro e compagni, oggi fa acqua da tutte le parti. Grida e strepiti si levano a ogni dove.
Dio dorme. Ancora oggi, su quel cuscino, a poppa della barca che sembra affondare.
Un sonno che ci sembra troppo lungo, che suona – forse – di monito, per le troppe bonacce nelle quali ci siamo addormentati, sereni o storditi, trascurando qualsiasi
turno di veglia. Salvo poi, arrivata, la tempesta, gridare: “Maestro, salvaci”.
Tornerà la bonaccia, anche nei cuori oggi in subbuglio. La certezza di fede è proprio quel cuscino, sul quale posa il capo lo stanco Rabbi di Nazaret. Perché sotto quel cuscino c’è l’umanità ferita ma redenta, sbandata mai però abbandonata dal Pastore che
conosce le sue pecore una ad una.
Le onde si placheranno, il vento cesserà di squassare la barca, il buio lascerà posto all’aurora.
E, come per i discepoli impauriti e senza fede, sarà un’alba di Resurrezione.

Paolo Matta