TRONO, CORONA E SCETTRO DI UN REGNO IMBARAZZANTE

Solennità di Cristo Re dell’Universo – anno C (24 novembre)
Letture2 Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

Le letture di questa domenica sottolineano diversi aspetti del significato del Regno. Nella prima lettura, ovviamente, il secondo libro di Samuele parla del regno politico di Davide. Il popolo e i capi di Israele fanno alleanza con il re e si sottomettono al suo potere. Ma le Scritture introducono una dimensione particolare in questa descrizione del regno terreno: l’alleanza tra il popolo e Davide si fà davanti al Signore. Il potere politico, che prende la forma di una alleanza, cioè di un contratto, ha bisogno di un testimone che sia al di sopra degli uomini.

Nella seconda lettura, invece, l’apostolo Paolo sviluppa un’altra dimensione del Regno. Questa volta, non è più fondato su un rapporto di alleanza, ma sulla relazione del Creatore con la sua creazione. Dio regna sull’universo perché è la fonte di ogni essere. «Tutte le cose sono state create per mezzo di Lui e in vista di Lui». Il Regno di Cristo significa dunque la consapevolezza che tutto ciò che esiste viene da Dio. È Lui stesso che ci ha creati e che ci ha anche salvati, per mezzo della Croce!

Il Vangelo parte proprio da questa prospettiva. Cristo è morto per noi, sulla Croce. Il Signore non ci ha solo creati, ma ci ha anche ricreati, offrendo se stesso. Ci ha regalato la vita che abbiamo persa con il peccato. Questa volta, il Regno prende un altro significato, anche molto più profondo. Non si parla più di alleanza o di creazione, ma si tratta della vita stessa di Dio che ci è offerta. Così, il legame con Dio è sempre più profondo e più fecondo. Il Regno significa allora diventare come Lui, per mezzo della sua morte e risurrezione.

Questo cammino che ci è suggerito dalle letture di questa domenica, un cammino che parte dall’aspetto più esteriore per raggiungere la dimensione più interiore dell’esistenza umana, ci insegna molto non solo sull’amore di Dio per la sua creazione, ma soprattutto sulla grandezza della nostra vocazione umana. Dio non ci ha abbandonati in un universo senza fine, che stiamo appena scoprendo oggi con i mezzi straordinari della scienza moderna! Dio non è solo il primo principio di questo mondo! Ma Egli è anche Colui che viene a noi, che si fa uno di noi, per farci capire che il suo Regno è Amore.

E, facendo così, Cristo ci ha insegnato il vero senso e il vero metodo di ogni tipo di potere, in questo mondo. Regnare significa dare la vita, creare e ricreare, curare e accompagnare. Dio non ha scelto di regnare con la forza e la violenza, ma con l’amore e la compassione. Noi, cristiani, abbiamo ancora tanta difficoltà a capire questo. Ogni volta che qualcuno di noi riceve una piccola responsabilità, subito cade nella tentazione di fare sentire agli altri il peso della sua volontà. Dopo tanti secoli, non abbiamo ancora capito la straordinaria novità del Regno di Cristo.

La solennità di Cristo Re dell’Universo ci ricorda questo altro modo di regnare di Cristo. Tutti, abbiamo un piccolo potere. E spesso, lo facciamo pesare sugli altri. Oggi, il Signore ci invita a convertire anche i nostri modi di fare, i nostri modi di pensare. Il Signore ci invita a condividere il suo trono, a regnare con Lui, ma soprattutto a regnare come il Figlio, divenendo anche noi figli «del suo amore!»

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena (Pisa)
(www.valserena.it)