SUL PRESEPE C’È UNA STELLA A SETTE PUNTE

«Amo tutti». In una basilica di Bonaria strapiena, a dispetto della bufera che si era scatenata abbattuta su Cagliari la notte precedente, è stato il Ministro provinciale dei Cappuccini, padre Giovanni Atzori, la voce rotta dalla commozione, ad aprire e leggere il testamento spirituale che fra Lorenzo, sul letto di morte, gli aveva consegnato.

Ormai incapace di comunicare con la parola, su un foglio di carta è riuscito a scrivere quelle due parole, mirabile sintesi del suo programma di vita: un amore incondizionato verso tutti, donato indistintamente, senza alcuna barriera, gratuito e disinteressato.
Sette le parole chiave che, secondo il suo Superiore, racchiudono la lunga vita terrena (proprio il giorno del funerale fra Lorenzo avrebbe compiuto 97 anni) e religiosa (ottant’anni di saio francescano) di questo umile e mite religioso di Sardara:
– infermeria, giacché per sessant’anni svolse questa mansione accudendo i confratelli malati – su tutti fra Nicola a fra Nazareno, assistiti fino alla morte – nel corpo ma soprattutto nello spirito;
– farmacia, per il suo servizio a favore dei poveri e di tutti coloro che non potevano permettersi altre forme di cura;
– presepio, grazie al suo capolavoro che portava alla contemplazione del Verbo incarnato bambini e adulti (che, davanti a quello spettacolo, tornavano bambini):
– monte Arcuentu sulle cui pietre, per oltre 25 anni, trascorse lunghi periodi di ritiro spirituale dedito interamente alla preghiera e alla contemplazione;
– il suo giardino e le sue piante, in quanto vero figlio di Francesco, amante di sorella Terra, innamorato della natura della quale possedeva la chiave di accesso a qualunque suo segreto. E infine l’ascolto e l’accoglienza, la dimensione nella quale fra Lorenzo si è speso sino alla fine, dedicando ore e ore all’incontro personale, molto spesso vera “direzione spirituale” per tante persone che, da quel colloquio, uscivano confortate, consolate, spesso convertite al Vangelo.
«Fra Lorenzo è stato un religioso allo stato puro»: così lo ha definito l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio. Davanti a quella semplice bara, posata sulla terra e ricoperta di corbezzolo e lentischio, questa la sintesi più calzante: «In questi giorni di Natale, in cui saremmo tentati di vederlo armeggiare a perfezionare la sua creazione, questa volta è fra Lorenzo a entrare nel presepio al posto d’onore, lui che in vita non ha mai cercato i primi posti. È la rivincita dei poveri, dei piccoli, della saggezza e della sapienza divina elargita e comunicata a piene mani da chi si è fatto povero».

Paolo Matta

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