SEMINARE SENZA ATTENDERE RISULTATI

Il regno non dipende da noi, dal nostro lavoro, dal nostro impegno! Come capire queste parole del Signore?
11ma Domenica Tempo Ordinario – Anno B (17 giugno 2018) – Letture: Ez 17, 22-24; 2 Cor 5, 6-10; Mc 4, 26-34

Questo brano del vangelo di Marco suona molto strano ai nostri orecchi! Per noi, che siamo abituati a parlare del regno di Dio come un lavoro da fare, un’opera da compiere, per noi che ripetiamo spesso che ci si deve stancare e sudare molto per far crescere il raccolto, queste parole del Signore sembrano molto strane, perché affermano proprio il contrario di ciò che pensiamo e proclamiamo. Difatti, quando Gesù dice: «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce», e quando afferma che il regno è simile a un granello di senape, cioè quasi invisibile, Egli ci obbliga a rivedere i nostri modi di pensare e di ragionare!
Il regno non dipende da noi, dal nostro lavoro, dal nostro impegno! Come capire queste parole del Signore?

A questo punto, dobbiamo ricordare a chi si indirizzava Gesù quando parlava con queste parabole. Egli parlava a gente, tra cui gli scribi e i farisei, che pensavano che la salvezza di Israele dipendesse da migliaia di piccoli comandamenti e divieti da rispettare dalla mattina alla sera. La vita del credente era percepita come la figura di Mosè, che alzava le braccia verso il cielo, perché Israele potesse vincere i suoi nemici. Pensavano sul serio che il destino di Israele dipendesse solo dal rispetto dei precetti e delle regole che si erano moltiplicate col tempo. Pensavano di tenere il  destino nelle loro mani.

Invece, ciò che dice Gesù va proprio nel senso opposto. Il Signore non nega la responsabilità nostra negli eventi del mondo, ma ci toglie l’illusione di essere padroni di ogni realtà. Quando dormiamo, quando sogniamo, il mondo continua a girare!
Non siamo il centro del mondo, anche se lo pensiamo! Per questo, è importante capire qual è il nostro giusto posto nel mondo, di fronte a ogni realtà. Spesso, ci sentiamo colpevoli di cose che non dipendono da noi, ma anche spesso dimentichiamo di fare il nostro lavoro o cerchiamo di risolvere ciò che dipende solo da Dio!

Avere questo rapporto giusto con il mondo, con ogni realtà terrena o spirituale, questo fa parte dell’umiltà cristiana che Cristo vuole insegnarci. Dio ci ha dato un compito: seminare la parola, quale che sia il tipo di terreno. Il sole, la pioggia, il vento, non dipendono da noi. La parola cresce in un modo misterioso e nascosto. Non sappiamo quanto frutto porterà. Certo, seminare senza cercare il risultato, vivere la fede senza aspettare già una ricompensa qua giù, questo non è evidente. Spesso crediamo per interesse! Se doniamo questo a Dio, allora Egli dovrebbe renderci quello. E se Dio non lo fa, allora ci sentiamo colpevoli o vittime!

Non è facile, per noi, uscire da questa visione in cui si riceve perché si dà. Una visione nella quale Dio fa ciò che noi vogliamo, ci dà ciò che pensiamo di meritare! Questa gratuità dell’amore di Dio, la gratuità della sua grazia, ci prende all’improvviso. Non sappiamo più come gestire questa relazione nella quale ciò che conta non è più ciò che aspettiamo, ma ciò che Dio vuole offrire a ognuno di noi.
Però, perdere il controllo della propria vita, per imparare a ricevere il dono di Dio, questo è la chiave della vera vita, della vita con Dio che ci vuole bene e ci fa crescere, anche quando lo dimentichiamo!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)