Santità: non è un esame di perfezione, ma cammino d’imperfezione

Tutti i Santi – 1° novembre 2021

Letture: Ap 7, 2-14; 1 Gv 3, 1-3; Mt 5, 1-12a

Se cerchiamo una cosa che potrebbe raccogliere l’unanimità nel nostro tempo, è meglio non proporre la ricerca della santità, perché interessa poco. Invece, si potrebbe forse arrivare a un parere unanime, proponendo la ricerca della felicità, il desiderio della beatitudine. Però, se questo desiderio sembra essere condiviso da tutti, nei nostri tempi, ognuno ha la propria definizione molto personale della felicità. E spesso una definizione negativa, perché sappiamo bene ciò ci rende infelici, ma non sappiamo cosa potrebbe renderci veramente felici!

Difatti, se pensiamo di sapere ciò che ci manca per la nostra felicità, intuiamo che non basta avere la salute, la ricchezza, il successo e l’amore per essere felici. Abbiamo tutti più o meno sperimentato che, dopo un momento di pienezza, finisce sempre per spuntare l’insoddisfazione. Dobbiamo riconoscere che ciò che ci colmava ieri, oggi ci sembra limitato e troppo povero. Il cuore dell’uomo è fatto in modo tale che deve sempre desiderare e cercare qualcosa di diverso. Ci manca sempre qualcosa, anche se abbiamo tutto!

Il vangelo di oggi riprende questo desiderio universale di felicità che abita il cuore di ogni uomo. Però rovescia completamente il nostro modo di comprendere la beatitudine, perché ci propone una via completamente diversa di quella del mondo. La via proposta dal Signore Gesù suppone un cambiamento radicale di percezione della realtà. Nelle Beatitudini, il Signore non ci propone di soddisfare e di colmare il nostro desiderio, la nostra fame, la nostra sete. Al contrario, proclama che la felicità sta nel coltivare il desiderio, nell’accogliere la mancanza e la povertà del nostro cuore, nell’accettare il vuoto come una grazia. Ci propone una via completamente nuova per renderci felici, la via che viene chiamata la santità.

Spesso pensiamo che la santità richiede di fare molte cose buone, di compiere atti mirabili e di operare miracoli. Immaginiamo la santità come pienezza, pienezza di cose, di sentimenti, di pensieri e di atti. Invece Gesù ci propone un’altra visione della santità: lasciare libero lo spazio per Dio e per l’altro. Non cercare di riempire, ma svuotare il nostro cuore per aspettare e diventare capaci di accogliere. Nella moltitudine, il Signore sta cercando dei cuori liberi, pronti a lasciarsi amare, a lasciarsi trasformare dalla Sua grazia.

Questa via delle Beatitudini trasforma le nostre ferite, le nostre povertà, tutto ciò che è imperfetto e limitato in noi, per farne una opportunità di conversione e di vera gioia. Il Signore non chiama i giusti e i perfetti, ma quelli che sono consapevoli della loro miseria, e pronti a ricevere la Sua misericordia. La santità evangelica non è un esame di perfezione, ma piuttosto un cammino di imperfezione, una via di salvezza. Perché solo chi conosce la propria piccolezza diventa capace di riprendere con gratitudine il Magnificat della Vergine Maria, il cantico dei santi: «grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, santo è il Suo Nome»!

Dom Guillaume – Cappellano monastero trappista N.S. di Valserena (Pisa)
www.valserena.it

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