QUELLA «PAZZIA» DI AMARE I NOSTRI NEMICI

Domenica VII Tempo Ordinario 2019 – Anno C  (24 febbraio)
Letture: 1 Sam 26, 2-23; 1 Cor 45-49; Lc 6, 27-386

Suonano in un modo molto strano, nei nostri tempi, queste parole di Gesù sui nemici e sulla misericordia!
Difatti, quando Gesù afferma: “amate i vostri nemici” e “siate misericordiosi come è misericordioso il Padre nostro”, scandalizza i nostri orecchi e anche quelli dei nostri contemporanei. Oggi si cerca dei colpevoli dappertutto, in tutti i campi della società e anche nella Chiesa. Oggi si accusa solo chi fa o ha fatto, ma anche chi non fa o non ha fatto. E già, in alcuni paesi, si cerca di eliminare chi potrebbe forse fare del male in alcune circostanze. E dobbiamo riconoscerlo, il sospetto è entrato dappertutto, nelle famiglie, nella Chiesa. E a questa logica del sospetto corrisponde la logica del rumore. Si accusa prima e si studia dopo, quando si studia.

A questa cultura del sospetto dell’accusa, che corrisponde al modo con cui funzionava già, nei tempi di Gesù, il gruppo dei farisei, che cercavano sempre di mettere il Signore alla prova per poterlo accusare, corrisponde proprio quest’altro modo di pensare e dunque di comportarsi che descrive il vangelo di oggi. Il Signore non afferma che non ci sono nemici o persone cattive, ma chiede di comportarsi con loro in un altro modo. Gesù non pretende che non ci siano dei mostri e delle persone immorali, ma ci propone una risposta diversa da quella del mondo.

Perché questa è la vera sfida, usare la logica del mondo può comportarsi come il Padre nostro che è nei cieli. E dobbiamo riconoscerlo, non è mai stato facile seguire questa logica che spesso ci sembra irrazionale. Difatti, questa scelta ci sembra altrettanto dolorosa e difficile nei nostri tempi, dopo tanti scandali nella Chiesa. Come si potrebbe ancora usare misericordia di fronte a tante cose brutte? Come si potrebbe perdonare, rimanere sereni di fronte a tanti crimini?

Però, la risposta di Gesù è molto chiara e parte da una constatazione che non ci piace: tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno del perdono e della misericordia di Dio, e io per primo. La visione di Gesù parte da questa nostra realtà personale, spesso nascosta agli altri, ma che ognuno di noi conosce un po’ quando si guarda con un minimo di onestà. L’esperienza del male non comincia con gli altri, ma in me stesso. Alla radice di questo insegnamento del Signore, c’è questa consapevolezza del peccato così radicato nel cuore di ciascuno di noi, e che rende impuro!

E si capisce perché le folle del nostro tempo cadono nell’isteria collettiva di fronte al male. Quando manca la consapevolezza del proprio peccato, il peccato dell’altro diventa uno scandalo, perché mi fa intuire qualcosa che non voglio vedere, che rifiuto assolutamente. Allora diventa evidente che si devono eliminare i peccatori per eliminare il peccato. Questo è stato l’atteggiamento dei farisei di tutti i tempi, che pretendevano di purificare il mondo per un futuro senza macchia! Ma dietro questo atteggiamento si nasconde soprattutto il rifiuto di accettare la condizione di povertà della nostra umanità. Si nasconde l’illusione di poterci salvare da soli, di poter purificare e sanare il mondo con le proprie forze. Si divide il mondo tra buoni e cattivi, e così si dimentica che abbiamo tutti bisogno di essere salvati!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)