QUEL “CAMBIAVALUTE” CHE ALBERGA NEL CUORE DI TANTI CRISTIANI

Terza Domenica di Quaresima – Anno B (7 marzo 2021)

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Es 20,1-17; 1Cor 1,22-25; Gv 2,13-25

In questo brano del vangelo di Giovanni, l’atteggiamento di Gesù ci rivela qualcosa di molto importante per noi, ancora oggi.
Da un lato, il Signore scaccia dal cortile del tempio non solo gli animali, ma anche i cambiamonete e i venditori. E facendo questo, afferma molto chiaramente che questa casa è casa sua, la casa del Padre Suo. E così sembra dimostrare il suo attaccamento al Tempio e al culto. Però, dall’altro lato, quando evoca la distruzione del Tempio e la sua Risurrezione dopo tre giorni, sviluppa l’idea molto diversa che il Tempio vero non è quello di pietre costruito dagli uomini, ma è il suo Corpo!
E infine, in un altro brano del vangelo di Giovanni, nell’incontro con la donna samaritana, andrà ancora molto più avanti affermando che il luogo dove adorare Dio non è il vero problema.
Siamo così di fronte a una delle dichiarazioni più enigmatiche di Gesù che ci obbliga a riflettere su questi tre aspetti della realtà del Tempio nel vangelo di Giovanni

In questo contesto, “lo zelo” di Gesù per la “casa” di Dio prende un significato molto particolare. Il Tempio di Gerusalemme era diventato pian piano, nella storia di Israele, l’unico luogo di culto. Forse per affermare l’unicità di Dio, questo era almeno la giustificazione ufficiale, però forse anche molto di più: legare il culto al potere politico e economico. Nel vangelo della donna samaritana, Gesù non sceglie tra Samaria e Gerusalemme. Per Lui, il vero luogo è altrove. E tutti quelli che si impadroniscono di un luogo sono dei ladri che trasformano la fede in un commercio! Il Tempio di Gerusalemme è, soprattutto per Gesù, il luogo dove proclama la sua figliolanza: Dio è il Padre Suo, e questa casa è sua! 

Questo ci permette di comprendere che, per il Signore, la casa di Dio non è il Tempio di pietre, destinato in ogni modo a essere distrutto e a sparire. Si capisce, così, il secondo momento del testo di Giovanni. I discepoli hanno avuto bisogno di molto tempo per distaccarsi dal Tempio legato alla rivincita politica. Quando Gesù annuncia la sua distruzione, sono stupiti. Si capisce che, per Lui, ciò che importa veramente è insegnare ai suoi discepoli che il vero Tempio è altro, cioè il suo corpo. Non solo il corpo di carne che sta per morire e risuscitare, ma anche il suo corpo spirituale che è la Chiesa. Passiamo, così dalla casa di pietre al corpo di Cristo, per arrivare al corpo spirituale di cui Cristo è il capo. 

Però, questo non toglie l’importanza di ciò che Gesù sta facendo all’inizio, quando scaccia i venditori dal Tempio. Oggi, nel Tempio spirituale del suo corpo, i venditori ci sono ancora. E lo siamo tutti noi, ogni volta che ci comportiamo con una mentalità di venditori e di cambiamonete. Difatti, tanto spesso aspettiamo che Dio tenga conto di ciò che gli abbiamo offerto. Aspettiamo il contraccambio di ciò che abbiamo investito in tempo, devozione, privazioni.
Calcoliamo cosa si deve dare per ricevere.
E quando la grazia richiesta non arriva, cominciamo a dubitare non solo della bontà di Dio, ma anche della sua esistenza. Anche se dichiariamo il contrario, aspettiamo che Dio faccia ciò che aspettiamo. Anche nel Tempio spirituale, c’è ancora questa tentazione di comprare e vendere.

Dom Guillaume (cappellano Monastero cistercense N. S. di Valserena)
www.valserena.it

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