PAOLO VI E MONSIGNOR OSCAR ROMERO SANTI: «PRIMI MARTIRI DEL CONCILIO VATICANO II»

Primi martiri del Concilio Vaticano II.
Papa Paolo VI e monsignor Oscar Romero, assieme ad altri cinque beati (un vescovo, un sacerdote, due religiose e un laico) sono santi della Chiesa cattolica.

L’arcivescovo di San Salvador (ucciso “in odio alla fede”) nel 1980 mentre celebrava la Messa), Santo d’America, e il Pontefice del dialogo ecumenico e della modernità, che ha anticipato la “Chiesa in uscita” di Francesco, sono ora uniti per sempre nel collegio dei santi.
La maglietta ancora intrisa di sangue di Papa Montini, ricordo tangibile dell’attentato subito a Manila, nel corso di uno dei suoi primi viaggi apostolici intercontinentali, e il cingolo, anch’esso rosso di sangue, che indossava Romero al momento del suo assassinio sono tra le reliquie esposte in piazza San Pietro alla cerimonia di canonizzazione, aperta dalla lettura delle sette biografie dei canonizzandi da parte del neo Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, cardinale Angelo Becciu.

Francesco visita Benedetto, ultimo cardinale creato da Paolo VI
Alla vigilia della cerimonia di canonizzazione, Papa Francesco ha voluto incontrare Benedetto XVI nel monastero Mater Ecclesiae, dove il Pontefice emerito vive. Una visita e un gesto di grande delicatezza verso il suo predecessore, l’ultimo tra i cardinali creati da Montini ancora in vita. Era il 27 giugno 1977. Fu l’ultimo Concistoro di Paolo VI, morto il 6 agosto 1978. Ratzinger, presente alla cerimonia di beatificazione di papa Montini, avvenuta il 19 ottobre 2014, non era presente in piazza San Pietro. Da qui il gesto di papa Francesco che ha deciso di andarlo a trovare alla vigilia della canonizzazione di Paolo VI.

L’omelia di Papa Francesco
La Parola di Dio ci invita all’incontro con il Signore sull’esempio di quel tale che rappresenta ciascuno di noi.
Chiede la vita eterna, per sempre, in pienezza. La chiede come un bene da ottenere e conquistare con le sue forze. Ha osservato i comandamenti ed è disposto a fare altro: cosa devo fare per avere la vita che non ha fine?
La risposta di Gesù spiazza, fissa lo sguardo su di lui, lo ama.
Gesù cambia prospettiva: dall’osservanza di precetti all’amore gratuito, alla logica della domanda/offerta Gesù contrappone una storia d’amore, dall’osservanza al dono di sé, dal fare all’essere.
Con una proposta tagliente: vai, vendi, poi vieni e seguimi.

Anche a te dice: “vieni, non stare fermo, non basta non fare nulla di male, non basta andare dietro a Gesù quando ti va ma cercalo ogni giorno, non accontentarti di fare un po’ di elemosina e dire qualche preghiera, trova il Dio che ti ama sempre, il senso della vita, la forza di donarti.
“Vendi quello che hai”: Gesù non fa teoria su povertà e ricchezza, ma va diretto alla vita, chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore per far posto a lui, unico bene. Quando si è zavorrati di cose, e il cuore è affollato di beni non c’è spazio per il Signore, che diventa una cosa fra le altre.

La ricchezza è pericolosa, rende difficile salvarsi: dove si mettono al centro i soldi, non c’è più posto né per Dio né per l’uomo.
Gesù è radicale: dà tutto e chiede tutto. Amore totale e cuore indiviso. Lui si offre a noi come Pane vivo: possiamo dargli in cambio le briciole?

Il nostro cuore è come una calamita: si lascia attirare dall’amore, ma può attaccarsi da una parte sola.
Il Signore ci interroga anche come Chiesa in cammino: una Chiesa che solo predica o la sposa che per il suo Signore si lancia nell’amore. Lo seguiamo o ritorniamo sui passi del mondo? Ci basta Gesù o cerchiamo sicurezze nel mondo?
Chiediamo la grazia di saper lasciare ricchezza, nostalgia di titoli e poteri, strutture non più  adeguate al Vangelo, i lacci che ci legano al mondo. L’autocompiacimento  egocentrico, la gioia in qualche piacere passeggero, il chiudersi nel chiacchiericcio sterile, nella monotonia di una vita senza slancio, in quel po’ di narcisismo che copre la tristezza di rimanere incompiuti.

Fu così per quel tale che se ne andò rattristato, ancorato ai precetti e ai beni. Pur avendo incontrato Gesù se ne andò con quella tristezza che è prova di un amore incompiuto, di un cuore tiepido. Mentre un cuore libero la gioia, quella di cui oggi c’è grande bisogno.
I santi hanno percorso questo cammino. Paolo VI ha speso la vita per il vangelo valicando nuovi confini, profeta della Chiesa dell’annuncio e del dialogo, che guarda i lontani e si prende cura dei poveri, tra fatiche e incomprensioni. Oggi ci esorta, lui che del Concilio è stato sapiente timoniere, alla santità piena, non a quelle delle mezze misure. O come il nostro ragazzo napoletano, santo giovane, coraggioso, umile, che ha saputo incontrare Gesù nella sofferenza, nel silenzio e nell’offerta di se stesso. Senza tiepidezza o calcoli, ma con l’ardore di rischiare e lasciare.