«NON LO CONOSCO»: NEANCHE IO, COME PIETRO

Domenica delle Palme 2019 – Anno C  (14 aprile)
Letture: Is 50, 4-7; Fil 2, 6-11; Lc 22, 14- 23, 56

«Non lo conosco»!
Questo grido di Pietro di fronte alla donna, lo interpretiamo spesso come il grido di tradimento di Gesù da parte dell’apostolo. Ed è vero, in un certo senso. Pietro rinnega il suo Signore perché ha paura di fronte alla gente che vuole condannare e uccidere Gesù! Pietro non è ancora pronto a offrire la propria vita per la fede. A lui manca ancora qualcosa di essenziale, di vitale. E questo ci spinge a interpretare questo grido di Pietro in un altro modo, non tanto come un rinnegamento, ma piuttosto come la confessione della sua incomprensione. Difatti, Pietro riconosce che non capisce ciò che sta succedendo. Non capisce l’atteggiamento di Gesù. Non capisce perché il Figlio dell’Uomo deve soffrire e morire, quando ha potuto fare tanti miracoli per gli altri.

Quando Pietro grida: «non lo conosco»! Pietro confessa la sua incapacità di accettare la via scelta da Gesù. Per Pietro e per gli altri discepoli, la Passione e la morte sulla Croce del loro maestro è inconcepibile. Nella loro logica, che è anche la nostra, la grandezza e la santità di Gesù dovrebbero imporsi alla faccia del mondo. Non capiscono perché la bontà, la misericordia e l’amore devono essere così maltrattati e umiliati. Basterebbe che Dio facesse un segno, che Dio si imponesse! Questo Gesù che cammina verso Gerusalemme, che va verso la sofferenza e la morte la più infamante, non solo Pietro, ma anche noi, non lo conosciamo, non lo riconosciamo. Ci sembra così estraneo, così lontano!

È forse durante la Settimana Santa che facciamo di più questa esperienza della nostra difficoltà ad accettare il cuore della fede cristiana, cioè la morte di Cristo per amore! Certo, Gesù è risorto e vive nella gloria, ma perché tanto odio, tante sofferenze, tanta disumanità? Perché? A queste domande, Gesù non risponde. Egli rimane silenzioso e si lascia colpire senza resistere. E per noi, questo atteggiamento diventa un vero mistero. Per noi, lo scandalo non è tanto la violenza e l’odio da parte dell’uomo, anche se ci scandalizza, non ci sorprende, ma ciò che ci lascia senza voce è proprio l’accettazione di Gesù. Perché non resiste? Perché non risponde? Perché non reagisce?

Il nostro grande problema, di fronte alla Passione di Gesù, è lo stesso di fronte alla sofferenza di tanti innocenti. Questo “perché” rimane come una spada affilata che attraversa tutta la storia umana. Perché il bene non si impone, ma si espone così? Perché Dio, invece di mostrarsi forte e potente, si rivela così fragile e povero? All’inizio della Passione, questa domanda è per noi, per ognuno di noi, un modo di condividere il grido di Pietro: “non lo conosco”!
Difatti, questo Gesù che va verso la sua Passione, non lo capisco, non lo conosco, non sono capace di capirlo, neanche io, come Pietro!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)