NOI VIVIAMO IN UNA STORIA, DIO IN UNA PRESENZA ETERNA

Il nostro problema è che non sappiamo vivere alla presenza di Dio
33ma domenica Tempo Ordinario – Anno B
(18 novembre 2018) – Letture: Dn 12, 1-3 ; Eb 10, 11-14. 18 ; Mc 13, 24-32

«Non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga», aveva affermato Gesù a suoi discepoli, aggiungendo anche: «il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno!»
Però, dobbiamo constatarlo, non è successo niente. Il mondo ha continuato il suo percorso! Le generazioni si sono succedute per secoli. Certo, ad ogni generazione, ci sono stati personaggi che hanno ripreso questo discorso di Gesù per affermare che il tempo era arrivato. Ma tutto continuava come prima. E questo succede anche nella nostra epoca. Alcuni pretendono che la fine del mondo sia per la fine di quest’anno!

A questo punto, se siamo onesti, ci viene un dubbio. O il Signore ha sbagliato affermando in un modo così sicuro la fine dei tempi per i suoi contemporanei. E questo dovrebbe essere per noi un grosso problema. O siamo noi che sbagliamo quando interpretiamo questo discorso apocalittico alla lettera, perdendo forse così il senso profondo di ciò che vuole dire Gesù! Difatti, ci sono numerosi testi di questo stile nella letteratura biblica che usano questo tipo di discorso e di immagini per invitare alla conversione!

Il problema allora non è più solo di capire ciò che il Signore vuol dire, in questo tipo di discorso, ma anche, e forse prima di tutto, perché abbiamo sempre la tentazione di cercare profezie e bisogno di suscitare la paura, per credere e invitare a credere.
Certo, esistono il male e il peccato nel mondo, ma perché cominciamo a pensare a Dio solo quando abbiamo paura? Il nostro Dio è forse rimasto un Dio di collera e di vendetta, che suscita l’angoscia e la violenza? Certamente no. Gesù non ha mai presentato il Padre così! Ma se leggiamo questo brano del vangelo di Marco a partire da questa visione di Dio, non si può certo capirlo in un altro modo!

Ma se Gesù è venuto per rivelarci l’amore del Padre, un Padre pieno di compassione e di misericordia, allora c’è certamente un altro modo di capire questo discorso apocalittico. Per Gesù, il problema non è di suscitare l’angoscia, ma di risvegliare la coscienza e di rendere più forte la fiducia. Nel discorso apocalittico, passato, presente e futuro sono messi sullo stesso piano. Perché per il Dio eterno, non esiste il tempo che passa. Il tempo passa solo per noi. Per Dio, tutto è sempre presente. L’oggi di Dio non è il nostro.
Noi viviamo in una storia. Dio invece vive una presenza eternamente presente!

Ed è proprio questo che Gesù vuole invitarci a capire e soprattutto a vivere. Perché se Dio è l’eterno presente, noi invece siamo molto spesso assenti. Di fronte alla sua Presenza reale, c’è molto spesso la nostra assenza anche molto reale. Invece di vivere pienamente il tempo che passa, il momento che ci è offerto, fuggiamo nei sogni o ci rifugiamo nei ricordi.
Il nostro problema è che non sappiamo vivere alla presenza di Dio, sotto lo sguardo pieno di amore e di misericordia del nostro Dio.
Ci manca questa capacità di leggere la sua traccia negli avvenimenti, negli incontri, nelle persone. Lo scopo del discorso di Gesù è semplicemente questo: ricordarci che questo momento presente è unico e che non tornerà mai.
E che in questo momento, Dio c’è!

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)