Esiste ancora il voto cattolico? Demos, Arca: «Chiamati a scelte radicali»

La Sardegna e Cagliari vivono già il clima di vigilia elettorale, essendo ormai alle porte le consultazioni per il rinnovo del Consiglio regionale e, qualche mese dopo, anche del Consiglio comunale della città capoluogo.

Fibrillazioni, rumors, sommovimenti sono ormai pane quotidiano, spesso il succulento primo piatto, di testate giornalistiche, blog e social media.

Operazione difficile e macchinosa districarsi in un dedalo di tavoli, che si aprono e si chiudono a fisarmonica, fra autocandidature e sondaggi, in un fondale indefinito e indecifrabile, fra aggrovigliate frammentazioni e dissolvenze incrociate.

In tutto questo magma ribollente che spazio possono ancora avere programmi e progetti di ispirazione cristiana, dalla “Dottrina sociale della Chiesa” alle encicliche di Papa Francesco? Dove si colloca oggi l’elettorato “anziano”, orfano della (da tanti ancora rimpianta) Democrazia Cristiana o quello delle giovani generazioni, dei “millennials” delle Giornate Mondiali della Gioventù?

Un dibattito che apriamo con Mario Arca, segretario regionale e responsabile organizzativo di “Democrazia Solidale Sardegna”, giovane partito che si ispira proprio alla “Laudato Sì” e a “Fratelli tutti” di Papa Bergoglio in una vicinanza di idee e azione alla Comunità di Sant’Egidio.

 

Parlare di voto dei cattolici oggi, rispetto a vent’anni fa, significa prendere coscienza di una situazione profondamente cambiata. Non parliamo poi di intercettarlo, data la “galassia” nella quale si articola questo mondo.

 

C’è come un vuoto fra coloro che, per età, sono ancorati alla DC di un tempo e i giovanissimi, aperti ad altre visioni.

 

Proprio questo voto cattolico, che si rispecchia nel magistero di Papa Francesco, rappresenta, a mio giudizio, il più limpido segnale di speranza. Ed è questo che va intercettato e messo a profitto.

 

Secondo i sondaggi, per quel che possono valere, la bilancia del voto dei cattolici penderebbe decisamente a destra …

Mi permetto di dissentire. Diciamo che alcuni sondaggi rilevano come oltre il 50% di quel voto che, impropriamente stiamo chiamando cattolico, vada al centro destra e, in primis, a Fratelli d’Italia, mentre ieri votava Forza Italia o UDC. Ma c’è anche un abbondante 40% di questo voto che si distribuisce, nel centro sinistra, fra PD, M5S e altre forze fra cui anche Democrazia Solidale che vuole incarnare e rappresentare quel mondo cattolico (e anche non) che non si riconosce più nello schematismo tradizionale destra-sinistra ma nei valori del cattolicesimo democratico e progressista.

 

Una visione decisamente ottimista …

 

La speranza è contenuta nelle due encicliche papali che non sono solo messaggi pastorali ed ecumenici, ma anche fortemente sociali e quindi “politiche” nel senso più alto e nobile del termine. Perché Papa Francesco ha saputo riportare la Chiesa e il suo Magistero al centro del dibattito mondiale su questioni che saranno sempre più dirimenti e strategiche per il futuro dell’umanità.

 

È quindi ancora pensabile, fattibile l’unità dei cattolici in politica, proprio alla luce di questo denominatore comune?

 

A mio avviso no, e forse non sarebbe neanche opportuno. La Dc, che non era un partito confessionale, riuscì però ad unire i cattolici attorno a un progetto sociale e politico. Oggi, cadute le ideologie, il “centro” non esiste più, in quanto luogo statico. La politica ha un senso se ha una direzione: o il ritorno al passato, negando il cambiamento climatico, la profonda diseguaglianza fra ricchi sempre ricchi e poveri sempre più poveri, oppure stare nella modernità per correggerla socialmente e farla diventare società solidale, con tutta la fatica e il travaglio che comporta, nella gestione della migrazione, nella tutela dell’ambiente e degli ultimi.

 

A mantenere gli schemi del passato, pare di capire, è la destra, mentre chi spinge verso una direzione alternativa lo troviamo nell’altro schieramento che chiamiamo di sinistra. Sta qui il dilemma vero dei cattolici.

 

Esatto. Oggi i cattolici, a mio giudizio, sono chiamati a scegliere in quale delle due direzioni andare. Sfatando, una volta per tutte, la visione di un agone politico vuoto di cattolici. Questo non è vero. Io mi ritengo un cattolico che fa politica, “che si sporca le mani” per dirla con Papa Francesco. Ma mi sento in buona e tanta compagnia. Con tanti che, magari sotto traccia o poco visibili, portano i valori cristiani dentro la politica.

 

La tentazione strisciante è sempre quella di “cattolicizzare” la politica ….

 

Dobbiamo invece l’aspirazione a portare nella politica i valori nei quali crediamo e per i quali spendiamo la nostra esistenza. Mettendoci sempre in discussione, facendo del dialogo e del confronto l’arma in più per marginalizzare populismo e demagogia.

 

Paolo Matta

28 ottobre 2023

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