DALL’ORTOBENE IL GRIDO DELLA CHIESA SARDA: «UNA NUOVA STAGIONE DI FEDE E DI SERVIZIO»

Sale alta e solenne la voce della Chiesa sarda in occasione della Festa del Redentore a Nuoro.
Dall’Ortobene è risuonata,  nell’omelia del vescovo Antonello Mura – presidente della Conferenza Episcopale isolana – una denuncia forte e autorevole delle piaghe che affliggono la sua chiesa particolare, che poi sono quelle dell’intera comunità sarda, assieme a un accorato, pressante invito all’impegno, personale e comunitario, in campo religioso, civile e politico.

Un Dio vicino
Prendendo spunto dalla Liturgia della Parola, il vescovo Antonello ha ribadito come la «condizione del bambino, che ha occhi liberi per stupirsi, che sa affidarsi senza condizionamenti» è quella essenziale per dirsi e chiamarsi cristiani, altrimenti il rischio è quello di non entrare nel Regno dei cieli, ma soprattutto di «non capire nulla» della Parola del Cristo.
«La maestosità della statua del Redentore, la sua altezza, possono farci a pensare a un Dio maestoso e lontano, persino irraggiungibile. Ma non è così: Dio è entrato per sempre nella nostra umanità divenendo il Redentore. Un tempo di vicinanza che mai è venuto meno: mai il Cristo è tentato dall’indifferenza, dalla tentazione di condannare il mondo, quanto invece di condividere e accompagnare. Come diceva Paolo VI:Cristo tu ci sei necessario”.

Un Dio che basta
«Vogliamo fare i grandi ma facendo scelte infantili», ha proseguito Mura. Non ci aiutano o ci servono mezze figure, chi ha sguardi parziali, sotto terra. Al contrario mettiamo i nostri sguardi all’altezza del Redentore, sguardi alti». L’invito quindi, alla luce anche dell’esperienza, spesso dolorosa, della pandemia, alla fantasia, alla creatività del popolo di Dio che è in Sardegna. Un tempo che merita nuove risorse di fede, di progetti e persone che non si chiudano nella propria autoreferenzialità. «O ci salviamo insieme o non ci salviamo per nulla. Non abbiamo bisogno di capipopolo, ma di solidarietà e di condivisione, perché Gesù è Salvatore e Redentore non di un popolo ma di tutta l’umanità».

Il pianto su Nuoro
«Ho paura che Nuoro diventi triste e senza futuro, che si abitui a esserlo, addirittura che si vanti di esserlo, anche culturalmente», le angosciate parole del vescovo Antonello. Che denuncia questo clima di inerte stagnazione, «aspettando, sulla riva del fiume, che passi il cadavere tanto atteso. Chiedo a tutti – ha tuonato Mura – che la smettano di guardarsi l’ombelico dimenticando tutto il resto del corpo, che la smettano di lasciarsi tentare e vincere dall’invidia ma che tutti imparino a sentirsi comunità civile e religiosa, collaborando con tutti, nello sforzo comune di cercare l’unione e non la divisione». A cominciare dalla Chiesa e dal suo vescovo: «Il Vescovo non rimarrà in silenzio, ai margini del dibattito. Meglio la critica che rimanere assenti, sempre in campo e non in panchina».

Le piaghe della Sardegna
Dopo aver definito «squallidi» gli attacchi incendiari alla “madre terra” che anche di recente hanno devastato ettari di territorio nella diocesi di Nuoro,  lo stesso grido «al fuoco, al fuoco» deve raggiungere e precedere anche altre piaghe che stanno martoriando il corpo della società civile e religiosa del nuorese e dell’intera Sardegna. «Parlo», ha tuonato Mura «della crescita delle dipendenze da giochi d’azzardo, dalla droga – coltivata come gerani – dall’alcol, spesso sottovalutato nelle sue conseguenze e che archiviamo con disinvoltura eccessiva. Non dobbiamo aver paura nel mettere il dito nella piaga di queste emergenze sociali. Non possiamo sopportare l’indifferenza o la vergogna a parlare, ad esempio, dei disturbi mentali, dei suicidi, purtroppo diffusissimi fra i più giovani. Non basta gridare  «al fuoco, al fuoco» quando il fuoco è già acceso».

Politica inconcludente
Un monito che raggiunge tutte le agenzie educative, nessuna esclusa, dalla famiglia alla scuola, dalla comunità civile a quella parrocchiale. «Per non parlare della politica, che spesso – per pure motivazioni di consenso – sotterra questi temi sotto parole inconcludenti quando non velate di indifferenza. In un continuo e inutile palleggiarsi di responsabilità». Come anche in occasione di questa pandemia. Durissime le parole del vescovo di Nuoro. «Mi piace portare voce di persone irritate perché, dopo avere seguito diligentemente tutte le direttive oggi, per scelte inopportune, stanno subendo la nuova ondata di contagi. Si è voluto privilegiare i giovani e in nome del diritto allo svago di pochi le conseguenze stanno ricadendo – anche in termini di costi sociali – su tutta la società».

 Chiediamo giustizia
«Ho paura», l’amara conclusione di monsignor Mura «che non ci sarà conversione se non ci mettiamo sotto lo sguardo del Redentore e la materna intercessione della sua Madre. Questa città, questa diocesi, non perdano mai questo sguardo». La chiusura è nel segno di un predecessore dell’attuale vescovo. «Citando monsignor Melas, allora, “chiediamo giustizia” che è il contrario del “si salvi chi può”».