COM’È POSSIBILE RICEVERE SE LE NOSTRE MANI SONO GIÀ PIENE?

La nostra libertà non è di scegliere, quanto piuttosto di essere stati scelti.
15ma Domenica Tempo Ordinario – Anno B (15 luglio 2018) – LettureAmos 7,12-15; Ef 1,3-14; Mc 6,7-11

È con le parole stesse degli antichi profeti che Paolo proclama la straordinaria novità della libertà cristiana. Stravolgendo tutte le idee preconcette, egli afferma con forza che la nostra libertà non è di scegliere, quanto piuttosto di essere stati scelti. Riprendendo la dichiarazione del profeta Amos che afferma: «Non ero profeta né figlio di profeta… Ma il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge» l’Apostolo martella con forza, agli orecchi dei suoi uditori, l’esperienza inaudita dei discepoli di Gesù: «Ci ha scelti prima della creazione del mondo… Ci ha predestinati a essere per lui figli… Nella sua benevolenza, progettava di coinvolgere tutto l’universo… Dio aveva promesso il suo Spirito».

È proprio questo il paradosso della Buona Novella della salvezza, che ci strappa dall’illusione di una libertà fittizia per aprirci a questa straordinaria vocazione che supera tutto quello che potremmo «immaginare e concepire». Se Dio ci offre una promessa «senza pentimento», se ci prende talvolta, liberando per un breve istante la nostra libertà da tutte le sue pastoie, è per farci gustare, quasi anticipatamente, questa libertà dei figli di Dio.

Tuttavia, è necessario acconsentire ed entrare in questo cammino di liberazione che Dio viene ad aprire sotto i nostri passi. Infagottata nei nostri progetti e nei nostri pregiudizi, invischiata nelle nostre passioni, la nostra libertà si trova davvero imprigionata. Innumerevoli paure e dubbi ci intralciano, tanto che finiamo per dubitare della verità di questa chiamata e giungiamo a soffocare i gemiti dello Spirito nei nostri cuori! Lo sa bene Gesù quando chiede ai suoi apostoli di non accumulare nulla, di non prendere nulla sulle strade lungo cui li manda. Perché, com’è possibile ricevere se le nostre mani sono già piene? Com’è possibile abbandonarci se la nostra esistenza è già tutta tracciata?

La fede, infatti, è il frutto di un incontro: l’incontro di una chiamata e di una risposta, di una promessa e di un desiderio. La promessa è quella del Dio vivente, che, dalla notte dei tempi, corre grazie alla bocca dei profeti e dei santi, e di cui l’apostolo Paolo si fa cantore impetuoso. E il desiderio è quello che Dio ha deposto nel cuore di ciascuno di noi, ma che innumerevoli altri desideri hanno finito per occultare in profondità insondabili.

La promessa rimane sempre, piena di forza e di vigore, mentre il nostro desiderio ha bisogno di essere guarito. Ma questa guarigione del desiderio non può farsi senza di noi. Di fronte ai nostri rifiuti, alla nostra volontà murata nelle sue esigenze, di fronte al traviamento dei nostri molteplici desideri, Dio si trova disarmato. Egli può tutto per noi, ma non vuole fare nulla senza di noi. Per questo, nei Vangeli, Gesù apre una breccia nella muraglia delle nostre paure e dei nostri dubbi e ci invita, sui passi degli apostoli, a prendere decisamente la via della libertà, la strada che conduce alla vita e alla felicità. Perché, come proclamerà altrove nel Vangelo, «colui che vuole conservare la propria vita la perderà» e «a chi bussa, sarà aperto» e colui che semina, «raccoglierà cento volte tanto».

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)