VESCOVI SARDI ALLE PRESE CON IL RIORDINO DELLE DIOCESI

L’occasione più propizia era quella di Ozieri, diocesi cenerentola con appena 30 parrocchie (tre in meno della sola città di Cagliari), rimasta per quasi tre anni in regime di amministrazione apostolica destinata – si pensava – a essere accorpata, una volta suddiviso il territorio fra altre diocesi.

Poi, un po’ inaspettata, è arrivata la nomina del giovane Corrado Melis alla sua guida, riportando sotto traccia il progetto di revisione della attuale geografia ecclesiale della Sardegna. Un disegno dall’andamento carsico fra lunghi periodi di silenzio e brevi risalite.

A farlo riemergere da questa prolungata apnea è stato l’arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna che, dalle colonne de L’Unione Sarda rilancia, seppure con molti distinguo questo argomento, in agenda alla prossima riunione plenaria della Conferenza Episcopale Sarda.

Tema addirittura conciliare, quindi datato già mezzo secolo, con Paolo VI (pellegrino a Cagliari nel 1970) che, ricorda Sanna, «aveva incoraggiato la riduzione delle diocesi sarde, parzialmente concretizzatosi con l’unificazione di Alghero e Bosa».

Esigenza che lo stesso Papa Francesco, più volte, aveva sottoposto alla attenzione della CEI la quale, a sua volta, prosegue ancora Sanna «ha demandato alle Conferenze Episcopali regionali» il delicato compito di riordinare le diocesi all’interno del proprio territorio.

Al momento, l’unica diocesi sarda scoperta è quella di Ales-Terralba dopo le dimissioni presentate, al compimento del 75mo anno, dal vescovo Giovanni Dettori. Si tratta di una diocesi medio-grande, che conta 57 parrocchie: una sua unificazione con Oristano farebbe nascere una maxi-diocesi di 142 parrocchie, superiore persino a quella di Cagliari. Più percorribile – secondo alcuni studiosi, in caso di soppressione  – una divisione del suo territorio a tre fra Cagliari, Iglesias e Oristano.

Supposizioni, solo supposizione al momento. Perché lo stesso Sanna al giornalista de L’Unione ricordava che non è «cammino semplice nè imminente perché anche in seno alla CES è riflessione che deve ancora iniziare».

E c’è già chi assicura che il successore di Dettori ha già la nomina sotto il cuscino.