VENTICINQUE ANNI FA LA BEATIFICAZIONE DI PIERGIORGIO FRASSATI, LAICO NON CLERICALE

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ANDREA TORNIELLI
 Vatican Insider

 

Il discorso con il quale il Papa ha auspicato una rinnovata responsabilità dei laici è stato pronunciato a una manciata di ore di distanza dal venticinquesimo anniversario della beatificazione di Pier Giorgio Frassati, avvenuta il 20 maggio 1990. Fu Giovanni Paolo II a celebrarla, dopo averla desiderata: da arcivescovo di Cracovia Wojtyla era rimasto affascinato dalla figura di quel giovane pieno di vita e amante della montagna, che donava ai poveri i soldi che aveva. E  ne riconosceva la forza e l’attualità.

 

Già Arturo Carlo Jemolo aveva notato come Pier Giorgio avesse anticipato di trent’anni le indicazioni date dal Concilio Vaticano II sul ruolo dei laici nella Chiesa, e proprio durante il Sinodo dedicato ai laici Papa Wojtyla lo dichiarò venerabile additandolo come esempio. Nell’omelia della beatificazione, 25 anni fa, san Giovanni Paolo II definiva «uomo delle otto beatitudini», presentava la sua vita «un’avventura meravigliosa» e parlava del nuovo beato come esempio che la santità «è alla portata di tutti».

 

Già nel marzo 1977, dunque un anno e mezzo prima di essere eletto Papa, l’allora cardinale Wojtyla, inaugurando una mostra su Frassati dai domenicani a Cracovia, aveva detto ai giovani presenti: «Osservate bene queste fotografie, come appariva l’uomo delle otto beatitudini, che reca con sé la  grazia del Vangelo, della Buona Novella, la gioia della salvezza offertaci da Cristo, in se stesso per tutti i giorni, come ognuno di voi; come un vero giovane uomo, studente, ragazzo, vostro coetaneo per queste tre generazioni. Andate, e osservate come era l’uomo delle otto beatitudini… Nato all’inizio di questo secolo, è morto giovane come spesso muoiono i santi». Quasi una beatificazione anticipata.

 

«Anch’io nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana – confesserà Giovanni Paolo II nel 1989, venendo a pregare sulla tomba di Pier Giorgio al cimitero di Pollone – Egli ha offerto a tutti una proposta che anche oggi non ha perso nulla della sua forza trascinatrice».

 

Per la prossima Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia, Francesco ha scelto come tema le beatitudini. Il cardinale Stanislao Dziwisz  ha richiesto la presenza delle reliquie del corpo di Frassati durante la Gmg, come già era accaduto nel 2008, per la Giornata di Sidney. «Il motto della giornata è beati i misericordiosi perché troveranno misericordia – ha detto Dziwisz – Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha chiamato Pier Giorgio “Uomo delle 8 Beatitudini” già come cardinale di Cracovia. Per questo motivo, mi sembra che la presenza delle sue reliquie sia una iniziativa pastorale particolarmente preziosa».

 

Pier Giorgio Frassati è amato e venerato in tutto il mondo: dalla Patagonia dove si erge una delle più difficili cime da scalare, il «Cerro Pier Giorgio», alla Polonia dove la ricorrenza del 25° anniversario viene festeggiata a Rybnik con tre giorni di preghiera per la pace da oltre 500 giovani «Tipi loschi» (il nome che il beato volle dare alla «compagnia» da lui fondata) che seguono il suo esempio e la pastorale universitaria di Lublino e di Poznan sono sotto il suo patronato. Dalle Filippine a Parigi dove i «Types Louches» si prodigano nell’aiuto ai più emarginati; dagli Usa dove la conferenza Episcopale degli Stati Uniti ultimamente ha nominato il beato Pier Giorgio protettore delle Gmg, dove nei seminari piani interi sono dedicati a lui e dove molti giovani scegliendo l’ordine domenicano, prendono il nome di frà Pier Giorgio.

 

È venerato in Australia, dove l’arcivescovo di Melbourne ai giovani della sua diocesi rivolge un messaggio tutto basato su Pier Giorgio compreso un video con una preghiera a lui rivolta; perché i giovani, e non solo i laici ma anche seminaristi e sacerdoti si possono identificare in lui e in lui trovare la forza e il coraggio di chi ha saputo, pur conducendo una vita normale di uno studente, amare Cristo e amarlo nei poveri e sofferenti fino in fondo, vivere il suo cristianesimo con una spontaneità «da fare quasi paura» come scriveva Karl Rahner. Ma nello stesso tempo considerarlo un amico che all’amicizia dava un’importanza particolare.