TRE ANNI DOPO, COSA RESTA DELLA VISITA DI PAPA FRANCESCO?

Sono trascorsi tre anni rotondi da quell’indimenticabile 23 settembre 2013, primo viaggio pastorale (eccezion fatta per la visita-lampo di qualche giorno prima a Lampedusa) di Papa Francesco dopo la sua elezione alla guida della Chiesa di Pietro.
Cagliari come Bangui, Sardegna come Centrafrica: giubileo delle periferie, delle terre dimenticate, come la nostra, regione fra le più povere e marginali d’Europa. Ha avuto inizio qui il pontificato “rivoluzionario” di Francesco, scombinando il rigido protocollo, parlando a braccio, modificando all’ultimo secondo la scaletta in mano alla Gendarmeria.
Come dimenticare l’abbraccio di Francesco papa a Francesco operaio, simbolo di una classe sociale disperata e di una terra, perennemente illusa e altrettanto disillusa? o la maestosa Cattedrale per un giorno casa dei derelitti e degli oppressi o quel semplice mazzolino di fiori di campo deposto, in solitudine, ai piedi della “sua” Madonna di Bonaria? o ancora quello striscione sul balcone di un palazzo “Francesco, vieni a prendere un caffè da noi?” e lui che, visto, alza lo sguardo e mima di sorseggiare con la tazzina in mano…
Piccoli flash, fra i mille, di una giornata entrata nella storia personale e collettiva di tutta una terra.
Visita che si era conclusa con un mandato preciso a tutti i sardi, credenti o meno: non lasciarsi schiacciare dal fatalismo e dalla rassegnazione.
Cosa resta, oggi, di quel deposito? È domanda che inquieta, a tre anni di distanza.
La Chiesa sarda, quella di Cagliari in particolare, da quel giorno sembra essere passata da una tempesta all’altra; politica ed economia non sembrano capaci di sollevarsi da una stagnazione sempre più invasiva; i giovani continuano a emigrare da una terra che non li ama e valorizza come dovrebbe; i poveri e gli esclusi una marea inarrestabile.
Eppure un segno di speranza, seppure debole e nascosto ai più, quella storica visita ha prodotto.
Proprio tre anni fa, davanti al Santuario di Sant’Ignazio, in una sosta non prevista, qualcuno riusciva a mettere nelle mani del Papa una lettera: conteneva il racconto dettagliato della guarigione, improvvisa e inspiegabile, di una donna di Cagliari avvenuta per intercessione del Beato Nicola da Gesturi. Papa Francesco ha voluto conoscere personalmente (invitandola a Santa Marta) e sentire direttamente dalla voce della “miracolata” quanto accaduto.
Quel secondo miracolo potrebbe tradursi nella canonizzazione di “frate Silenzio”, diventando il segno più concreto del passaggio in terra sarda del Papa “scelto e venuto dalla fine del mondo“. Che arrivò a Cagliari, guarda caso, il 22 settembre, vigilia del giorno nel quale la Chiesa celebra santo Padre Pio, anche lui cappuccino: solo una coincidenza?