SIMONETTA TRONCI CORRE VERSO LA SANTITÀ «PER CANTARE LA FEDE»

Se lo diventerà, come ne è certa la Chiesa cagliaritana, sarà beata e poi santa grazie anche a quelli che oggi si definirebbero “tweet”.
Perché Simonetta Tronci è stata profetica anche in questo:

ha capito, con quell’anticipo che solo in pochi sanno avvertire, che la fede passa anche e soprattutto attraverso poche e semplici parole, racchiuse in un diario che è il suo limpido testamento spirituale.
Bella e intelligente, sportiva, innamorata della vita, esuberante e ricca di progetti, questa ragazza cagliaritana, morta nel 1984 a neanche 24 anni di età, aveva tutte le qualità per sfondare.
Ma «Bibbia nello zaino e chitarra in spalla», come si legge in una sua biografia, saranno i soli punti cardinali di una vita esemplare e, fuori da una logica evangelica, illogica e sconcertante.

Nella Cattedrale di Cagliari, sabato scorso 16 luglio, si è chiusa quella che, nel freddo lessico giuridico, viene definita “Inchiesta diocesana per la beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Simonetta Tronci”, iniziata il 18 agosto del 2003 a vent’anni, o poco meno, dalla sua morte.
Ai piedi del maestoso altare maggiore del Duomo, sopra un tavolino sono stati sistemati tre grandi faldoni contenenti atti, documenti, testimonianze che – dal 2003 fino a oggi – sono stati raccolti e ordinati per certificare l’eroicità delle virtù e la santità di questa ragazza cagliaritana.
In prima fila, in un Duomo che presto si riempie di amici e, oggi, seguaci di Simonetta, ci sono anche i suoi genitori, il fratello e la sorella maggiore, assieme ai nipoti che non l’hanno conosciuta. Nel 2009 è mancata Roberta, una sorella di Simonetta, anche lei molto giovane, eppure «il Signore è stato generoso con noi, ci ha voluto molto bene», dice papà Leonardo, disarmante nella sua fede, raggiante addirittura perché «quello che era un sogno, oggi diventa realtà».
Don Luca Venturelli, presidente del Tribunale diocesano per questa causa, ripercorre in sintesi l’iter che ha portato alla definizione di questa inchiesta seguita da tre vescovi cagliaritani: monsignor Alberti all’inizio, monsignor Mani e, infine, l’attuale vescovo Arrigo. «Venticinque i testimoni che sono stati interrogati, quattro ex-ufficio, ai quali vanno aggiunti i sei volumi nei quali è stato suddiviso il diario di Simonetta Tronci fra il 1979 e il 1984, anno della sua morte», ha detto don Venturelli nella relazione introduttiva alla chiusura dell’inchiesta diocesana. Quindi prende la parola don Riccardo Pinna, vice postulatore della causa, che avrà il compito di consegnare a Roma, alla Congregazione per la Cause dei Santi, i faldoni chiusi nel Duomo con il sigillo del vescovo impresso nella ceralacca. «Adesso manca il pronunciamento del Papa perché si possa avviare il processo della beatificazione di Simonetta Tronci», afferma con un filo di emozione don Riccardo. Speranza rafforzata, lo ricorda monsignor Miglio nella sua prolusione, dalle stesse parole di Papa Francesco ai giovani cagliaritani nel settembre di tre anni fa quando, fra gli esempi di santità da imitare e seguire, indicò senza indugi Simonetta Tronci.
E proprio il vescovo Arrigo Miglio, in procinto di partire per Cracovia, in occasione della Giornata mondiale della Gioventù con alcune centinaia di ragazzi della diocesi di Cagliari, affida a Simonetta questo viaggio e questi giovani. Citando proprio un tweet , una breve massima del suo diario: «Il mondo ha bisogno di sentir cantare, deve riscoprire che c’è un Dio che ci chiama alla gioia». Aveva intuito che la scelta della santità è scelta di felicità. «Mi sembrano parole profetiche, queste della serva di Dio Simonetta Tronci», ribadisce monsignor Miglio, «ma questo è anche lo stile di vita che Papa Francesco continua a suggerire richiamando tutta la Chiesa ad essere più gioiosa, a cantare piuttosto che a condannare. In particolare è un richiamo alla Chiesa occidentale, alle chiese d’Europa che hanno bisogno di riscoprire questo stile di vita per essere il volto gioioso della Misericordia del Padre, soprattutto in questo anno giubilare».

Paolo Matta