SE NON AVESSIMO PIÙ PAURA…

12a domenica Tempo ordinario (anno A) 25 giugno 2017
Letture: Ger 20,10-13, Rm 5,12-15,Mt 10,26-33

«Non abbiate paura!».
«Non abbiate paura!». «Non abbiate dunque paura!». Questo invito di Gesù, viene ripetuto come un ritornello lungo tutto questo Vangelo, ed è anche la chiave delle altre due letture.
In effetti, il profeta Geremia – che vede accavallarsi intorno minacce, complotti e tradimenti – trova conforto nella fede, nella certezza che è Dio che «scruta l’uomo giusto», lui che «vede i reni e il cuore», lui che, in definitiva, avrà l’ultima parola!
Quanto a san Paolo, nella lettera ai Romani, è convinto, nel più profondo dell’animo, che l’amore di Dio è più forte di tutto, più forte del peccato e della morte. Per questo può osservare la realtà con occhi nuovi, che vedono già i primi segni del trionfo della grazia in questo mondo.
Certo, questo non è immediatamente evidente, e noi potremmo passare per idealisti e sognatori. Del resto, Gesù lo ammette osservando che, per il momento, un velo sembra nascondere questo lavorio della grazia. Ma annuncia anche che: «Nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto».
È così, esiste un’altra conoscenza, un’altra percezione della realtà, che non è dell’ordine dell’evidenza sensibile o dell’analisi scientifica, perché non si lascia vedere, non si lascia toccare, sentire.
Eppure, è altrettanto reale, se non ancor più reale di tutto quello che ci sembra così evidente.
Quest’altra conoscenza, quest’altro sguardo, questa percezione nuova di tutto ciò che ci circonda, e prima di tutto di noi stessi, non si fonda sui sensi, ma sulla fede. Perché la fede non è solo un insieme di dottrine alle quali possiamo aderire perché ci sembrano pertinenti o rassicuranti, ma è prima di tutto questo sguardo nuovo rivolto alla realtà del mondo, uno sguardo che penetra al di là del velo e vi discerne l’intenzione amorevole di Colui che dona l’esistenza a tutte le cose!
Questo potrebbe sembrare troppo bello, un po’ troppo facile, e anche di una pericolosa leggerezza, se non sapessimo che coloro che ci invitano a questo sguardo nuovo sono essi stessi avviluppati nelle tenebre del dubbio, della persecuzione e del martirio, mediante la croce. E così, l’invito ripetuto da Gesù, «Non abbiate paura», non è una sorta di incantamento pio o di parola tranquillante. Non si tratta di una fede cieca che chiude gli occhi sulle terribili realtà della vita!
Questo invito, Gesù lo ripeterà anche dopo la morte in croce, e dopo la risurrezione nel corso delle apparizioni ai discepoli, tremanti di paura, stretti gli uni agli altri, «barricati per paura dei Giudei», divorati dal dubbio e dai rimorsi.
Gesù non cessa di ripeterlo ai discepoli, prima e dopo la croce, perché sa che la paura è la peggiore nemica della fede. Sotto la maschera di una prudenza eccessiva, di una apparenza di ragione, è la paura che, poco a poco, taglia le ali del nostro desiderio di verità, dissecca la nostra sete di bellezza, paralizza la bontà che vorrebbe sgorgare dai nostri cuori.
Siamone convinti: se non avessimo più paura, potremmo cambiare la faccia della terra! Se non avessimo più paura, se avessimo anche solo un po’ di fede, non ci lasceremmo più paralizzare dalle nostre paure, le nostre chiese sarebbero troppo piccole, le vocazioni affluirebbero, il mondo sarebbe trasfigurato, la speranza ritroverebbe il proprio posto e cambierebbe i cuori! Se non avessimo più paura!

Dom Guillaume
trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
www.valserena.it