SALVATORE VICO, GIGANTE DELLA CARITÀ: INTRODOTTA LA CAUSA DI BEATIFICAZIONE

padre Vico

(di Tonino Cabizzosu) —

Sabato 16 gennaio, durante una solenne concelebrazione eucaristica presieduta da Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio-Ampurias, alla presenza di autorità e molti fedeli

provenienti da diverse parti della Sardegna, è stata introdotta la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione di padre Salvatore Vico, fondatore della Congregazione Missionaria Figlie di Gesù Crocifisso.

Subito dopo la sua morte, avvenuta a Tempio il 10 novembre 1991 all’età di 95 anni, da più parti venne sottolineata l’esemplarità e santità che accompagnò la sua esistenza, indicandolo come modello sacerdotale. L’anelito costante che guidò la sua vita fu quello di accogliere nelle sue strutture  bambini abbandonati, handicappati e persone sofferenti nel corpo e nello spirito.

L’Istituto da lui fondato, per le risposte evangeliche alle urgenze della società, si diffuse rapidamente nell’isola, nella penisola, in America Latina e in Africa. Sintetizzo attraverso cinque nuclei alcuni aspetti essenziali della sua figura.

Il primo è dato dalle sue radici  che gettano l’humus nella realtà sociale ed ecclesiale tempiese, da lui amata e servita con totale dedizione, in filiale collaborazione con i vescovi che si sono succeduti in quella sede.

Il secondo nucleo è costituito dalla sua vita interiore: la sua “paternità” si esprimeva con intensità e generosità verso i piccoli, i poveri, le figlie spirituali con sensibilità pastorale, psicologica, vocazionale. Cristo eucaristia era la fonte del suo essere e operare: in ogni esperienza pastorale vedeva il volto di Cristo nelle persone che incontrava. Pietà eucaristica e mariana sfociavano in un servizio costante verso i poveri e i sacerdoti. Quest’ultimo aspetto costituì uno dei pilastri fondamentali della direzione spirituale rivolta alle sue religiose: le educava ad essere “vittime” in favore del sacerdozio cattolico, in costante collaborazione  con la loro azione evangelizzatrice. Al riguardo scrisse: “Vi siete offerte a Dio ostie viventi… immacolate, gradite a Dio, e perciò stesso con Lui corredentrici”.

Il terzo fu la paternità verso i poveri e i piccoli. Alle dame di carità operanti nella cattedrale tempiese – primo nucleo del futuro Istituto religioso – era solito dire: “ Andate pure a portare il buono, ma rendetevi conto delle reali necessità del povero… e approfittate di questi momenti per parlare di Dio”. Il povero, dunque, veniva da lui considerato come persona, destinatario di un progetto di amore.

Il quarto nucleo fu la costante sensibilità verso la dimensione missionaria. A partire  dal 1929, evangelizzando i pastori negli Stazzi, maturò l’idea di partire per la Cina: non potendolo fare personalmente, durante il Concilio, accogliendo l’invito di un vescovo brasiliano, inviò le sue figlie in America Latina. Per concretizzare questo progetto, prima in Gallura poi in terra di missione, don Vico – quinto nucleo – prestò particolare attenzione  al ruolo della  donna consacrata: questa, lasciandosi plasmare dal suo carisma, divenne madre, educatrice, evangelizzatrice di piccoli e di adulti, artefice di vita nella Chiesa e nella società, con pari dignità e responsabilità dell’uomo.

Questi sono solo alcuni aspetti della ricca e poliedrica personalità di Salvatore Vico, ritenuto uno dei sacerdoti più rappresentativi del clero sardo del Novecento, la cui azione socio-religiosa ha contribuito a promuovere la dignità di alcune categorie sociali dimenticate e a formare le coscienze.

Il suo ministero sacerdotale, lungo nel tempo e profondo nei contenuti, lo ha messo a contatto con numerose realtà e personalità per cui si presume che l’iter della causa sarà lungo per l’esame delle testimonianze e degli scritti. La Congregazione delle Cause dei Santi è rigorosa circa l’iter di ogni singola causa, per cui non bisogna aver fretta, rispettando quanto previsto dal diritto canonico.  Il fatto che la causa di un missionario assai amato dalle genti sarde, tirata su frettolosamente, giaccia negletta da decenni negli archivi della medesima Congregazione ha molto da insegnare.

Tonino Cabizzosu