“SA TRACCA” E IL PICCOLO FRANCESCO: SANT’EFISIO VIVE DOPO TRE SECOLI E MEZZO

La foto arriva da Sinnai, contado del Campidano di Cagliari, oggi centro della Città metropolitana. In un hangar della Zona Industriale Lucceri, di proprietà di Luigi Mereu, il post-moderno si coniuga con la tradizione ancestrale.

Il piccolo Francesco diventa l’anello di congiunzione fra l’epoca di Internet (che proprio in questi giorni festeggia in Italia il trentennale del primo clik) e l’antichità più remota dell’Isola. Nel segno di Efisio d’Elia, giovane palestinese nativo di Elia (odierna Gerusalemme), assoldato dall’esercito romano per annientare la prima comunità cristiana presente in Sardegna.
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La storia e la verità della tradizione popolare ci dicono come Efisio da persecutore – come avvenne per Saulo di Tarso – abbracciò la fede cristiana e divenne araldo della Croce di Cristo fino a versare il suo sangue per la salvezza di Cagliari e della Sardegna.
Il 1° maggio si rinnova, in una impareggiabile cornice di fede, colori e devozione lo scioglimento del Voto solenne della Municipalità per la liberazione della peste del 1652.
Ad aprire quella che Fernando Pilia definisce “irripetibile sfilata processionale” sono le traccas: una trentina di carri a buoi, vero e proprio museo della storia agricola e contadina della Sardegna meridionale.
Al di là del loro affascinante e indubbio valore etnico e culturale, sa tracca è preziosa icona di fede: rappresenta il cammino della vita, quell’esodo che non è solo del popolo ebraico ma di tutta l’umanità. Su quel carro salivano le famiglie intere con tutto quanto serviva loro per la sopravvivenza quotidiana. Era casa, cucina, letto ma anche cappella sacra: quelle ruote, lente nel loro incedere, trainate da una coppia di placidi buoi, hanno segnato e segnano ancora il cammino di vita di generazioni che, da tre secoli e mezzo (ma sicuramente da molto tempo prima) mai hanno voluto mancare a questo secolare rito di fede e di amore.

Il piccolo Francesco, orgoglioso nel suo addobbare la tracca di famiglia, diventa un piccolo, grande faro di speranza. Fino a quando ci sarà lui, e tanti altri piccoli Francesco attorno a Sant’Efisio, la fiamma accesa verso il futuro di questa terra sappiamo che non si spegnerà.

Atrus annus piccolo Francesco.