QUELLE SALUTARI “SBERLE” EVANGELICHE

Abbiamo paura che la Parola ci provochi, siamo divisi e viviamo una doppia vita
IV domenica del Tempo ordinario – Anno B (28 gennaio 2018)  Letture Deut 18, 15-20; 1 Cor 7, 32-35; Mc 1, 21-28

Si può passare tutta una vita andando ogni sabato nella sinagoga di Cafarnao per ascoltare la Parola di Dio senza mai farsi toccare da quella parola. Si può vivere tutta una vita come preti, coma laici impegnati, come cristiani della Domenica, senza farsi mai toccare dalla Parola. Abbiamo paura che la Parola ci provochi e per questo mettiamo una distanza, una barriera: siamo divisi, appunto, e viviamo una doppia vita.

L’uomo di cui parla questo passo del Vangelo si era recato per una vita in quella sinagoga, senza mai accorgersi di essere abitato da uno spirito impuro. «Cosa c’è fra noi e te, Gesù?»
È la relazione con Gesù, con la Parola che ci fa paura: si può ascoltare qualcuno, senza mai entrare in relazione con lui.

Come diceva Pascal: «A furia di fare gli angeli, si diventa porci». Dietro i nostri ideali di purezza, spesso c’è la paura di essere toccati da Dio! Lo spirito impuro che abita in noi è quello che non vuole essere colpito dalla Parola: «Sei venuto a rovinarci?». Sì, la Parola di Dio può non essere indolore, può mettere seriamente in discussione la nostra vita, perciò preferiamo tenerla lontana.

Gesù insegna in modo diverso dagli scribi. Costoro sono gli esperti della Parola, gli esegeti, coloro che la interpretano con intelligenza. Molte volte anche noi ci accostiamo alla Parola con la testa, in modo cerebrale, per evitare di coinvolgere il cuore. Molte volte la nostra preghiera è una preghiera cerebrale: facciamo gli scribi con noi stessi. Cerchiamo di capire senza coinvolgere il nostro cuore.

Poi però il Signore viene a colpirci, ci parla con autorevolezza, ci propone di non essere più persone divise. Ed è un cammino che può anche essere doloroso: bisogna lasciarsi colpire, lasciarsi aiutare da Dio a fare verità sulla propria vita. Ma è un po’ come una medicina omeopatica: all’inizio il dolore sembrerà più forte!

Gaetano Piccolo, gesuita
(tratto da “Leggersi dentro” Con il Vangelo di Marco)