QUELLA SILENZIOSA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Sul Natale appena trascorso, complice anche la crisi economica, la contrazione dei consumi, il ritorno a una dimensione più sobria e domestica della festa, si sono colti forse come mai prima i profondi legami fra il Mistero della Natività e quello della Croce.

Non è un caso che i pittori russi di Novgorod raffigurino Gesù Bambino in una culla a forma di sepolcro di marmo. Come non è una combinazione che la nascita del Figlio di Dio avvenga in un contesto di migrazione con i sudditi del regno costretti a lasciare la propria casa, spostati dai potenti della terra come pedine nello scacchiere del mondo senza alcuni rispetto.

Fra i doni dei Magi troviamo, poi, la mirra, chiara allusione agli ultimi giorni di vita del Messia quando “una spada trapasserà il cuore” della Madre, come predettole dal veggente Simeone al Tempio.

Le tenebre della Messa di Mezzanotte bene rappresentano l’oscurità e il rifiuto del mondo che non riconosce il Messia a cominciare dalla sua gente, dai suoi che non l’hanno accolto, perchè non c’era posto per loro nella locanda.

Attorno al Natale, a questa tregua annuale in cui dominano i buoni sentimenti e gli scambi augurali, continua a stringersi la morsa del sangue, della violenza e dell’oppressione. Sono i santi Martiri Innocenti, celebrati nella liturgia a ridosso del Natale, icona di tutti i bimbi sterminati, i cui nomi non sono registrati da nessuna parte se non nel Libro della vita del Padre buono che è nei cieli.

In questa festa di pace il Papa ci richiama al dovere di vincere uno dei nemici più subdoli della pace, l’indifferenza. Se tutti abbiamo sussultato, col cuore stretto  in una morsa di ghiaccio, all’immagine di Aylan, siriano martire innocente, abbiamo lasciato scivolare sulle nostre coscienze le decine, centinaie di piccoli morti in mare aggrappati alle loro madri, morte anch’esse, in un disperante tentativo di raggiungere una vita appena decente.

Una infinita strage degli innocenti che non riusciamo a fermare neanche per un istante, fra silenzi assordanti appena attenuati da qualche reportage nelle pagine interne di giornali e Tg. Un altro argomento che non fa più notizia.

Paolo Matta