PASQUA UNA SOLA DATA: «CHIESA RESPIRI A DUE POLMONI»

Un altro tassello della rivoluzione francescana della Chiesa impressa da Papa Bergoglio.

Ormai ogni omelia, ogni viaggio, ogni udienza di questo Pontefice si traducono in una svolta, in un’accelerata improvvisa e incalzante di un processo di riforma che non lascia tempo alle novità di sedimentarsi, che già vengono superate da altre innovazioni, da storiche aperture, da sorprendenti iniziative.

Una frenesia pastorale dietro la quale potrebbe esserci la consapevolezza di Papa Francesco – peraltro già esternata, anche se a mo’ di battuta – di un pontificato breve, di un arco temporale che non gli consente rallentamenti di passo o pause troppo lunghe.

Quando ancora non si erano spenti gli echi su Medjugorie al rientro da Sarajevo, forse proprio per dare un seguito a questa visita, ecco la nuova sorpresa. Parlando a San Giovanni in Laterano a oltre mille sacerdoti Papa Francesco ha rivelato di aver scritto al Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e a quello di Mosca Kirill invitandoli a trovare un accordo e fissare tutti insieme una data unica per la celebrazione della Pasqua.

«La Chiesa cattolica – ha detto Francesco – è disposta a rinunciare al suo metodo di calcolo (oggi la domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera) in modo da trovare assieme una data fissa per celebrare la Resurrezione del Cristo nello stesso giorno a Roma, Mosca e Costantinopoli».

Bergoglio e Bartolomeo I

 

Il Papa ha ricordato che «le grandi capitali d’Europa, a un certo momento della storia, erano Roma, Costantinopoli e Mosca» ma «siamo arrivati a litigare tra di noi». Ha poi proseguito sottolineando che con il patriarca ecumenico Bartolomeo «ci siamo incontrati diverse volte, parliamo della stessa fede, ci trattiamo come fratelli, anzi di più: l’ho invitato a presentare l’enciclica il 18 sull’ambiente – ha rivelato il Papa – non può venire ma manderà il migliore teologo, l’arcivescovo di Pergamo Giovanni Zizioulas» e comunque nell’enciclica ci sono «due paragrafi» riferiti al patriarca Bartolomeo come «grande difensore della creazione», ha detto Bergoglio, «per dirvi la vicinanza, la fratellanza che c’è».

Con la Chiesa russa ortodossa, «varie volte abbiamo avuto comunicazioni con il patriarca Kirill attraverso il suo vescovo incaricato delle relazioni con gli altri cristiani», ha detto Francesco, ricordando i buoni rapporti che aveva a Buenos Aires con la comunità russo ortodossa argentina. «Ho molta speranza nel consiglio pan-orotodosso», previsto nel 2016, «che tutti dicevano che non riusciranno a farlo perché Mosca e Costanitnpoli non si mettono d’accordo, ma l’arcivescovo di Pergamo è referente dell’organizzazione e tutti lo hanno riconosciuto» per cui il sinodo potrà essere un «passo molto grande nell’ortodossia».

Oltre alle «relazioni eccellenti» con le Chiese ortodosse il Papa ha poi citato, proseguendo la rassegna con le chiese d’Oriente, i buoni rapporti con i patriarchi cattolici orientali, compresi i tre armeni presenti a San Pietro «nel centenario del genocidio armeno» e Papa Tawardos, con il quale c’è «una grande amicizia e ultimamente abbiamo parlato per telefono, soprattutto quando ci sono stati i martiri egiziani sulla costa libica», episodio sul quale peraltro il Papa è tornato, al momento dell’omelia, quando ha ricordato che «erano sicuri che Dio non li avrebbe abbandonati e si sono lasciati sgozzare pronunciando il nome di Gesù».

«Mi ha dato molta luce vedere che con gli ortodossi abbiamo la difesa dei valori cristiani fondamentali» e «la Chiesa ortodossa non si lascia colonizzare ideologicamente dalle nuove teorie che vengono dal sistema socio-economico che pone i soldi al centro», ha proseguito Bergoglio, che ha poi citato lo sforzo di Bartolomeo per una Pasqua comune in seno all’ortodossia, menzionando ad esempio il caso della comunità ortodossa finlandese che può celebrare lo stesso giorno dei luterani «per non dare lo scandalo della divisione: “Quando resuscita il tuo Cristo? Il mio la settimana prossima”: è uno scandalo».

Paolo VI e Atenagora

 

Credo, ha detto ancora il Papa, «che si stia lavorando moltissimo su questo per arrivare a una data definitiva che potrebbe essere la seconda domenica di aprile». «Dobbiamo metterci d’accordo e la Chiesa cattolica – ha detto il Papa concludendo il ragionamento – è disposta sin dai tempi di Paolo VI a fissare una data e rinunciare al primo solstizio dopo la luna piena di marzo».

Francesco aveva ammesso che c’erano delle resistenze interne alle Chiesa e aveva ricordato, elogiandolo, il coraggio del patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, il quale, nel caso della piccola comunità ortodossa della Finlandia, aveva detto: «Festeggiate la Pasqua con i luterani, nella data dei luterani». Perché in un Paese di minoranza cristiana non ci fossero due Pasque.

In conclusione l’aneddoto sul patriarca Atenagora che aveva detto a Paolo VI: «Mettiamo tutti i teologi in un’isola: che discutano tra di loro. Noi camminiamo nella vita: assieme!»