PADRINI E MADRINE: HANNO ANCORA UN SENSO? VESCOVO LI CONGELA: «MEGLIO LA COMUNITÀ»

Nella lingua greca il termine attore si traduce ypocrités, uno che recita, interpreta una parte, veste i panni di un altro, presta la sua voce a parole non sue.
Il vescovo di Melfi, Gianfranco Todisco, ha squarciato il velo di questa ipocrisia che copriva, e continua a coprire, il ruolo di padrino e madrina nei sacramenti del Battesimo e della Cresima.
La prima ipocrisia è quella del ruolo, la seconda dei requisiti.
In una fase storica – i dati, impietosi, ce lo ricordano ogni giorno – in cui crescono gli abbandoni di sacerdoti e religiosi (circa 2.300 nel 2015/2016 soprattutto fra i 30 e i 50 anni), chiudono case e conventi di ordini religiosi per mancanza di vocazioni, i seminari sopravvivono a fatica, perché tanto clamore se due vescovi decidono di sospendere, temporaneamente peraltro, la presenza di padrini e madrine per Battesimi e Cresime?
«Da tempo – scrive monsignor Todisco – abbiamo avviato una riflessione per capire come venire a capo di una realtà sempre più difficile. Oggi non è facile per due genitori individuare nella propria cerchia di amici e di parenti persone adeguate per svolgere un ruolo che dovrebbe essere di esempio e di testimonianza nella fede. Capita talvolta – precisa – di assistere a celebrazioni in cui il padrino, terminata l’unzione, esce dalla chiesa perché palesemente disinteressato a quello che sta succedendo, forse perché ne ignora il significato, forse perché nessuno è riuscito a coinvolgerlo in un cammino di preparazione da cui chi svolge funzioni di testimone nella fede non dovrebbe risultare estraneo».
Questo il quadro sociale in cui parroci e vescovi sono chiamati a muoversi.
«Se l’unico criterio con cui vengono scelti i padrini – osserva ancora il vescovo di Melfi – è quello delle relazioni di parentela o di amicizia, il rischio di imbattersi in situazioni spiacevoli è sempre più frequente».
Lo stesso Codice di Diritto canonico non impone la figura del padrino, ma lo prevede «per quanto è possibile» (can. 872) puntualizzando che i candidati devono condurre «una vita conforme alla fede e all’incarico che si assume» (can. 874).
Una scelta radicale, sebbene a tempo, che vuole rimettere al centro della pastorale, parrocchiale o diocesana, la famiglia, prima insostituibile agenzia educativa, anche alla fede, dei piccoli.
«Da qui la nostra decisione che esprime una volontà precisa: responsabilizzare i genitori e intensificare la preparazione di base per i giovani adulti nella speranza, fra tre anni, di ricominciare con uno sguardo rinnovato», scrive ancora monsignor Todisco. Nelle more di questa decisione, il compito di paternità e di maternità nella fede, in occasione di Battesimi e Cresime, andrà in capo all’intera comunità, con i catechisti garanti e accompagnatori dei cresimandi nella formazione e nel percorso del post-cresima.
Anche la diocesi di Rossano Calabro nei prossimi giorni promulgherà un decreto simile a quello della diocesi di Melfi: «Non prevede la cancellazione dei padrini ma una rimodulazione della funzione e soprattutto – scrive il vescovo Giuseppe Satriano – dei criteri di scelta. D’accordo con la famiglia e con il ragazzo, vedremo di privilegiare chi, come educatori e catechisti, ha già avuto un ruolo significativo nel cammino di preparazione. La scelta, in occasione della Cresima, potrebbe cadere anche sullo stesso padrino del Battesimo, sempre che accetti di mettersi in gioco in un percorso catechistico significativo».