PADRE SORGE A CAGLIARI: «INCERTEZZE E SCANDALI: USCIRE SUBITO DALLA MEDIOCRITÀ»

Parole leggere ma severe, taglienti come sa essere la Parola di Dio ma con il vocabolario della Misericordia.

Padre Bartolomeo Sorge, il gesuita della Primavera di Palermo assieme al confratello Pintacuda, a Cagliari per iniziativa del MEIC a Sant’Antonio di via Manno, parla di politica e antipolitica in un momento in cui la Chiesa di Cagliari è squassata, ondeggia paurosamente, rischia di essere risucchiata nel vortice di penosi e dolorosi avvenimenti quali possono essere l’arresto di un sacerdote per vicende a sfondo sessuale che riaprono la piaga sanguinante della pedofilia e degli abusi.

«Che cosa sta succedendo, dove stiamo andando?», dice padre Sorge. « Ci rendiamo conto che il periodo della nostra storia è pentecostale? I segni sono evidenti: l’incertezza, gli scandali, la crisi, le speranze, sono segni dei tempi che ci fanno capire che è impossibile attraversare questo periodo storico da mediocri; questo non è periodo di mediocrità, bisogna riscoprire il senso della nostra fede, riprendere l’impegno altrimenti è tempo perso. Svegliamoci, cerchiamo di capire cosa sta succedendo e chiediamo al magistero di Papa Francesco la bussola per sapere come muoverci nella crisi terribile epocale che stiamo vivendo non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo intero».

I volti del potere

«Il discorso sul potere non gode di buona stampa, se ne parla poco a proposito, a sproposito  soprattutto in termini negativi. Nei discorsi tra la gente, nelle nostre famiglie, politica e potere sono diventati sinonimi, l’una e l’altra per l’opinione pubblica sono due facce della stessa medaglia. Da troppo tempo la politica e il potere sono ammalati e non danno segni di miglioramento; politica e uso del potere hanno tradito la loro funzione etica ideale. Finché c’erano gli ideali, giusti o sbagliati che fossero, c’era qualcosa per cui credere e combattere, finite le ideologie siamo caduti nel pragmatismo, siamo senz’anima, la politica ha perduto l’anima e quando un essere vivente ha perduto l’anima marcisce, si corrompe, dilaga la corruzione di vaste proporzioni. Il potere da strumento è diventato fine, senza potere non si fa nulla, senza il potere non si può cambiare niente.
La politica deve tornare a diventare a servizio del bene comune, occasione di una “rivoluzione”: andate a cambiare la mentalità della nostra gente, ma iniziamo da noi.
In questo modo nascono tipologie, stili di vita che possono avere esiti importanti».

Politica e antipolitica

«L’antipolitica che si diffonde tra i cittadini e gli elettori si manifesta nel disinteresse e nell’assenteismo: “tanto sono tutti uguali, basta, tutti a casa … ”
È questa la soluzione?
In questo modo nasce e si diffonde il populismo che altro non vuol dire se non la tendenza a privilegiare il rapporto diretto con il popolo e con la piazza, mettendo in secondo piano le mediazioni istituzionali.
Le conseguenze negative di questa mentalità sono evidenti, sotto gli occhi di tutti: si delegittimano le istituzioni, si finisce per avere un Parlamento senz’anima che vive alla giornata, si alimenta il leaderismo (chi la dice più grossa l’ha vinta), nascono intolleranti mancanze di dialogo».

All’incontro era presente anche l’arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio, reduce dalla settimana romana dei Vescovi per l’assemblea permanente della CEI.
«Abbiamo iniziato i lavori con dialogo diretto di 90 minuti con Papa Francesco, discorso breve e diretto», ha rivelato Miglio. «Il Papa ci ha detto che siamo agli inizi di un’era nuova, di una prospettiva nuova, nuovo il rapporto con l’uomo e con la modernità rispetto a quello che siamo abituati a respirare in modo ingabbiato. Oggi come nella metà degli anni 70 quando si viveva un periodo un po’ stagnante, l’impressione è che ci sia il dono dello Spirito con in più la novità che il soffio dello Spirito ci viene da una chiesa giovane, lontana, non europea che ci sta dicendo in modo molto gentile ma chiaro che non siamo al centro del mondo».

Alessandro Porcheddu