OZIERI: OCCASIONE MANCATA O SCELTA PROFETICA?

Cattedraleozieri2Dopo tre anni di amministrazione “controllata” Ozieri saluta il suo nuovo vescovo quando, forse, non ci sperava più.
Con 30 parrocchie quella che è la diocesi più piccola della Sardegna sembrava infatti destinata a un accorpamento che ne avrebbe decretato la soppressione. In linea con quanto auspicato da Papa Francesco e al suo disegno riformatore delle Chiese locali.

Duplice la lettura che se ne può dare, ferma restando l’eccellenza e la bontà della scelta di don Corrado Melis, sacerdote che – come ribadisce nel suo primo messaggio alla diocesi – affonda il suo ministero nelle melis01-e1437472234270[1]fresche radici di due profeti moderni: don Tonino Bello e fratel Charles de Foucauld.

La prima è quella che, a prevalere, all’interno della Conferenza Episcopale sarda, sia stata la linea della conservazione, la prudenza (paura?) di avviare un processo che avrebbe, inevitabilmente, scatenato guerre di campanile ma soprattutto quell’effetto “domino” per le altre diocesi “a rischio” (Lanusei, Ales-Terralba, Alghero-Bosa, forse anche Iglesias).

Mantenere lo statu quo, rimandare, quindi decidere di non decidere in questa ora storica, troppo vicino essendo il 2017 quando andranno a scadenza, per raggiunti limiti di età, i tre arcivescovi metropoliti Miglio, Atzei e Sanna. Potrà essere quello anno di svolta, con il cambio di guida per Cagliari, Sassari e Oristano e, di conseguenza,  per la Chiesa sarda tutta.

Ma c’è anche una seconda, confortante lettura. Di prospettiva, di profezia, come deve essere quando opera, noi lo crediamo, lo Spirito Santo. Quella di individuare, attingendo dal clero non più e non solo cagliaritano, coloro che guideranno nel futuro la chiesa isolana. I Morfino, i Mura, adesso i Melis saranno loro i pastori, dopo il tirocinio nelle periferie della chiesa sarda, in sintonia con il magistero di Papa Francesco, a dover reggere il timone della barca di Pietro nel mare di Sardegna.

E a loro, anche, il compito di ridisegnare la geografia politica di questa chiesa regionale, appensantita e imbolsita da troppe curie, uffici, seminari, istituti, apparati: una bisaccia troppo piena e troppo pesante per una comunità che voglia camminare spedita all’incontro salvifico con l’uomo senza lavoro, con il peccatore, con il malato. La sua unica e primaria  missione.

Paolo Matta