IL SIGNIFICATO DEL PREGARE PER I DEFUNTI

31ma domenica Tempo Ordinario Anno A (5 novembre 2017)  LettureMl 1,14b-2,2b,8-10; 1 Ts 2,7b-9.13; Mt 23,1-12

Chi un padre o una madre, chi un figlio o una figlia, chi un fratello o una sorella, chi un amico o un maestro! Ognuno di noi ha perso qualcuno di caro. E, in questo mese di preghiera per i defunti, tutti possiamo ricordare un nome, una faccia, uno sguardo che ci manca e che ci ricorda momenti di gioia e di comunione vissuti insieme. La morte rende tutti gli uomini uguali davanti a Dio. E anche se oggi si cerca di prolungare la vita il più possibile, sappiamo molto bene che, per tutti noi, verrà un giorno in cui ritroveremo quelli che ci hanno preceduto.

Questo potrebbe provocare tristezza, nostalgia o angoscia. Però, la Chiesa ha scelto di mettere il ricordo e di preghiera accanto alla solennità di Tutti i Santi! Non è per caso. C’è un legame molto forte e molto profondo tra i santi e i defunti. Non solo il destino comune della morte, ma soprattutto la presenza del Padre Nostro che, dall’altro lato della realtà ci aspetta come il Padre che riconosce da lontano il passo del figlio prodigo che sta tornando a casa. Anche se non abbiamo tanta voglia di tornare dal Padre, Egli ci accoglie nello stesso modo in cui ha accolto il figlio prodigo.

Nel vangelo, Gesù ci parla molto spesso di questo Padre Nostro che è nei cieli, con tante parabole e immagini che ci fanno capire che Egli ci vuole bene. La pecorella smarrita, la moneta perduta, gli operai dell’ultima ora, i peccatori pentiti, siamo noi, e tutti i defunti con noi. Quando arriveremo a casa sua, saremmo sorpresi di vedere Dio che si china per curare le nostre ferite e lavare i nostri piedi addolorati. È solo guardando Gesù, è solo contemplando la sua misericordia e la sua bontà che possiamo capire cosa ci aspetta, quando torneremo dal Padre.

Allora, se Dio è così, perché pregare per i defunti? La risposta si trova anche nel vangelo. Il problema non è in Dio, ma in noi. Spesso, in questa vita, Dio ci viene incontro, ma non lo vediamo, non lo riconosciamo. Preferiamo seguire le nostre vie e le passioni del nostro cuore, e passiamo accanto a Lui, senza vederLo. Il problema non è che Dio sia assente, ma che siamo accecati e incapaci di entrare in relazione con Lui.

La preghiera per i defunti è proprio questa solidarietà, aldilà di ciò che si vede, per quelli che ci hanno preceduto e adesso contano sul nostro aiuto, sulla nostra fede. Perché il Regno di Dio è comunione, comunione tra santi e meno santi, comunione con Dio e i fratelli. Nessuno di noi può pretendere entrare nella sala del banchetto delle nozze se non ha il vestito di gioia. Tutti siamo poveri e fragili, e abbiamo bisogno della misericordia di Dio e dell’aiuto dei fratelli per compiere questo ultimo passo che ci fa uscire da noi stessi per entrare in relazione con Dio. Pregare per i defunti significa riconoscere che siamo della stessa famiglia, della stessa stirpe di peccatori redenti e salvati da Gesù-Cristo, il Figlio del Padre. significa che abbiamo capito che le nostre radici sono nei cieli e testimonia che l’amore è più forte della morte.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)