LE METASTASI DELL’INFORMAZIONE

Sono saltate tutte le regole, anche quelle che si pensava le più inviolabili. Ormai la parola d’ordine è “pubblicare tutto, subito, sempre e comunque”.
Giornali e blog sono ormai dei tritacarne impazziti dove tutto viene frullato senza discernimento, senza verifiche, senza approfondimento. Suicidi e femminicidi, minorenni, sangue, sesso e scandali di ogni genere sono gli ingredienti di questo frullato quotidiano che ingolliamo senza più distinguere ormai sapori e colori. Non poteva certo sfuggire a questo puntuale gioco al massacro il Sinodo promosso da Papa Francesco sulla famiglia, al centro di mutazioni genetiche e inauditi scenari etici e sociologici.

Vale la pena di ricordare – scrive Andrea Tornielli, vaticanista de “La Stampa” –  come, con un timing significativo, proprio alla vigilia dell’inizio del Sinodo, lo scorso 3 ottobre, era scoppiato il caso di monsignor Krzysztof Charamsa, l’officiale della sezione dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede, che ha fatto pubblico coming out in un ristorante romano abbracciato al compagno, dichiarando la propria omosessualità.
La sua uscita non è sembrata soltanto voler porre all’attenzione dell’assemblea dei vescovi un tema che non era in agenda, ma ha contribuito a rilanciare un’immagine negativa del Vaticano.

Poi, all’inizio della seconda settimana del Sinodo, è arrivata la pubblicazione della lettera al Papa firmata da tredici cardinali e consegnata. Il presunto testo della missiva e le firme sono state divulgate dal vaticanista dell’«Espresso» Sandro Magister, giornalista vicino ad alcuni dei porporati più rigoristi. Nella missiva dei padri si avanzava il sospetto che il Sinodo potesse essere manipolato in senso aperturista a motivo delle scelte fatte dal Papa. Francesco, dopo averla ricevuta, era intervenuto in aula chiedendo di abbandonare «l’ermeneutica cospirativa», come riferito dal direttore della «Civiltà Cattolica» padre Antonio Spadaro.

Il testo della lettera e i nomi dei firmatari, evidentemente ottenuti da una fonte ritenuta attendibilissima, si sono però rivelati non autentici. E la pubblicazione ha così assunto i contorni di un’«operazione» per inquinare il Sinodo. Infatti, quattro dei presunti firmatari – cardinali di primo piano come gli arcivescovi di Milano e Parigi, il relatore del Sinodo e il Penitenziere maggiore – hanno smentito di avere scritto il loro nome in calce. Uno di coloro che hanno invece ammesso di avere aderito, il cardinale George Pell, ha dichiarato a «Le Figaro»: «Posso assicurare che nessuno dei firmatari ha cercato di renderla pubblica perché avevano tutto l’interesse che questo documento rimanesse privato».

Infine la clamorosa «bufala» del tumore al cervello del Papa che rappresenta l’ultimo colpo di scena delle tre settimane di Sinodo.

Tra le cose di cui siamo certi è che, se il Papa fosse malato, lo avremmo saputo sapremmo da lui stesso. Il problema è che a essere malata è l’informazione, malata di qualunquismo, di superficialismo, di sensazionalismo manipolatorio.
Questo sì il vero tumore, queste sì le vere metastasi.

Paolo Matta