LA TOMBA VUOTA, PIETRO RIMANE STUPITO, GIOVANNI «VEDE E CREDE»

Domenica di Pasqua A 2017 (16 aprile 2017)
Letture: At 10,34a.37-43; Col 3,1-4; Gv 20,1-9

Il racconto del vangelo di Giovanni è molto più sobrio, molto più essenziale degli altri racconti. È certo lo stesso evento, ma Giovanni lascia da parte non solo le guardie e il terremoto, ma anche l’apparizione di Gesù a Maria di Màgdala, come nel vangelo di Matteo letto stanotte. Rimangono solo gli elementi fondamentali dell’annuncio della risurrezione.
Questi elementi sono: la tomba vuota con la pietra tolta dal sepolcro, la presenza di Maria di Màgdala che viene a informare gli apostoli, la corsa di Pietro e Giovanni che vengono al sepolcro per verificare il suo racconto, e poi l’esperienza dei due discepoli. Pietro osserva e rimane stupito, l’altro discepolo vede le stesse cose e crede.
Tutti e due hanno visto la stessa cosa, fatto la stessa esperienza, ma quando Pietro rimane stupito, Giovanni crede.
Questo racconto ci mette proprio di fronte all’elemento essenziale di questo racconto. Uno crede, l’altro rimane sospeso. Tutti e due erano molto vicini a Gesù, tutti e due erano sulla montagna della Trasfigurazione, tutti e due hanno vissuto la passione e sono fuggiti. Ma quando il primo ha bisogno di tempo e di riflessione, il secondo, entrato dopo, crede per primo. L’uno è più veloce dell’altro: arriva il primo alla tomba e crede per primo. Tra Giovanni e Pietro, c’é un modo diverso di affrontare il problema. Pietro è più lento, più solido anche. Gesù ha fatto di lui la pietra sulla quale è costruita la sua Chiesa. Pietro avrà bisogno di tempo e di vedere, di toccare il Signore. Giovanni invece crede subito, senza aver visto.
Il vangelo non spiega il perché di questa differenza. E forse si deve ricercare nel vangelo dell’altro discepolo per intuire il motivo di questa differenza. Nel vangelo di Giovanni, l’altro discepolo è il più vicino del Maestro, colui che Gesù amava. E l’amore permette di capire ciò che gli occhi non vedono ancora. È perché Giovanni ha fatto l’esperienza dell’amore di Gesù che diventa capace di riconoscere la sua presenza quando gli altri non vedono niente. Questo succederà in un altro capitolo del vangelo, quando i discepoli sono andati a pescare sul lago. Di nuovo, è Giovanni che riconosce per primo il Signore. Ma è Pietro che si butta nell’acqua per andargli incontro.
Giovanni non ha bisogno di prodigi e di grandi segni per credere. L’occhio del suo cuore, l’occhio dell’amore vede con più chiarezza ciò che gli altri non riescono ancora a vedere. Giovanni ci insegna così che c’è una scienza dell’amore, una scienza dell’intimità con Gesù che permette di intravedere già in questo mondo la presenza nascosta del Risorto, quando gli altri non vedono altro che la sua assenza. Giovanni ci invita a diventare anche noi questi discepoli scelti e amati che hanno sviluppato questa scienza della presenza del Signore. Per ritrovare questo sguardo puro e sereno del discepolo che Gesù amava, ci vuole questa conoscenza delle Scritture che permette di riconoscere i segni, di interpretare la storia, di intravedere le prime tracce di una presenza.
Giovanni non aveva la pretesa di essere il primo: ha lasciato passare Pietro, ma aveva questa scienza dell’amore che permette di aprire vie nuove nel cuore degli uomini. Delle vie che aprono sul mistero di Gesù!

Dom Guillaume
trappista, cappellano Monastero di Valserena (Pisa)