TEOLOGIA “DELLE BRICIOLE” DI UNA DONNA PAGANA

La salvezza non è proprietà riservata di nessuno
20a domenica Tempo Ordinario Anno A (20 agosto 2017LettureIs 56, 1. 6-7; Rm 11, 13-15. 29-32; Mt 15, 21-28

In questo brano del vangelo di Matteo, possiamo constatare che ci sono tre atteggiamenti diversi. Matteo sottolinea prima il modo di comportarsi della donna cananèa che segue il gruppo dei discepoli, gridando e chiedendo la guarigione della sua figlia e che non si lascia scoraggiare dal primo rifiuto del Signore. Poi c’é l’atteggiamento dei discepoli che sono stanchi di sentire questa donna che li perseguita con la sua insistenza, ma che sono forse anche molto imbarazzati dal rifiuto di Gesù: basterebbe un piccolo miracolo per essere tranquilli! E poi, c’é la presunta indifferenza di Gesù.
Non siamo abituati a vederlo così duro e insensibile alla sofferenza di una persona. Tre atteggiamenti, tre livelli di lettura di questo brano evangelico.

Prima, la donna. Lei ha sentito parlare di Gesù, non tanto del suo insegnamento, ma piuttosto dei miracoli. Cerca una soluzione ai suoi problemi e viene per provare, anche se sembra che sia credente. A lei assomigliano tante persone, oggi ancora, che entrano nelle nostre chiese e che vengono perché non sanno più dove andare, a chi chiedere. È una donna semplice che ama la sua figlia e ha lasciato perdere ogni tipo di vergogna. È diventata una mendicante, ma non per sé, per un’altra. Per questo, non si lascia vincere dal primo rifiuto e dall’indifferenza di Gesù. Continua a chiedere, a sperare, a umiliarsi.

Dopo, vengono i discepoli. Loro si sentono responsabili della buona fama del Signore. Cosa dirà la gente se si sente questa donna che segue con le sue grida il loro Signore. E poi, hanno orecchi sensibili. Questa insistenza diventa veramente troppo pesante. Vogliono sistemare le loro cose. Non hanno tempo. Allora, un piccolo miracolo non costa niente, pensano loro. Almeno per Gesù! Qui, si riconosce anche l’atteggiamento di tanti tra noi, soprattutto preti e religiosi, nella chiesa di Dio. Vogliamo servire Dio, ma senza essere troppo disturbati.

Infine, c’è il modo di fare di Gesù. A lui, non importano le interrogazioni o le critiche degli altri. Ciò che importa a Gesù è l’intenzione della donna. Non tanto perché non sa cosa c’è nel suo cuore, ma perché i suoi discepoli possano capire e fare l’esperienza della fede che c’è già nel cuore dei cosiddetti pagani. Gesù conosce il cuore della donna, Egli sa già ciò che farà. Ma egli sa anche che i suoi discepoli hanno bisogno di capire che la salvezza non è riservata a nessuno, né giudei né altri. Come fare capire a questi discepoli, così sicuri di professare l’unica e vera fede, che Dio non rigetta nessuno? Come far loro capire che Dio ama tutti gli uomini, quelli che sono dentro la Chiesa, ma anche quelli che sono fuori, o sembrano esserlo?

Per questo, Gesù comincia a comportarsi come fanno tutti i rabbi del suo tempo, come pensano i suoi discepoli! Ma come l’indifferenza non basta, esprime ciò che tutti pensavano: “non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. Questo era evidente per tutti i giudei: il messia era il loro messia! Ma l’insistenza della donna e soprattutto la rivelazione della sua fede cambiano la situazione.

Per Gesù, non c’è un diritto alla salvezza, neanche un diritto di escludere gli altri o di pretendere di decidere al posto di Dio. Ma c’è solo la bontà del Padre che lo ha mandato e la fede della persona che lo accoglie. Attraverso i secoli, è sempre stata molto grande la tentazione di prendere il posto di Dio per condannare o assolvere, di eliminare o di scegliere secondo i nostri criteri umani. Come ricorda la liturgia eucaristica, il Signore ha dato la vita per tutti. La salvezza non è riservata a nessuno. È un dono del Padre di tutta l’umanità ai suoi figli tanto amati che siamo tutti noi.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)