LA NOSTRA CAPACITÀ DI «VEDERE» LO SPIRITO SANTO

6a domenica Tempo Pasquale (anno A) 21 maggio 2017
LettureAt 8, 5-8.14-17; 1 P 3, 15-18; Gv 14, 15-21

Più si fa vicino il momento della partenza di Gesù Risorto, più si fa vicino il momento della Sua Ascensione nel cielo, e più si parla, nei vangeli delle domeniche di Pasqua, della venuta dello Spirito Santo, del Paraclito, del Difensore.
In un certo senso, il ruolo dello Spirito diventa sempre più importante perché sta aiutando i discepoli a vivere senza la presenza fisica di Gesù con loro.
Ma ciò che potrebbe sorprendere di più, nel vangelo di oggi, è il breve versetto in cui il Signore spiega la differenza tra il mondo e i suoi discepoli. Gesù dice infatti: “Lo Spirito di Verità, il mondo è incapace di riceverlo perché non lo vede e non lo conosce, ma voi lo conoscete perché dimora presso di voi, perché è in voi”.
Ciò che separa il mondo dai discepoli, è dunque questa capacità di conoscere, di vedere lo Spirito. Ma cosa significa vedere lo Spirito? Ho verificato nel testo originale e difatti, si usa il verbo “vedere” nel testo greco del vangelo!
Questa espressione è molto strana perché cosa significa vedere ciò che per essenza non si può vedere? Per definizione, nel nostro modo di capire la realtà, il mondo spirituale si oppone al mondo materiale, il mondo fisico e visibile, che possiamo percepire con i nostri sensi, non ha nessun rapporto con le realtà spirituali e invisibili. Però, il Signore Gesù dice molto chiaramente che la caratteristica dei discepoli è proprio questa capacità di vedere ciò che di solito non si vede.
Per Gesù, il discepolo è colui che vede ciò che il mondo non vede, il discepolo vede l’invisibile.
Troviamo la chiave che ci aiuta a capire meglio ciò che vuole dire il Signore nelle due prime letture della liturgia di questa domenica.
Difatti, il brano degli Atti degli Apostoli insiste sui segni compiuti da Filippo e sottolinea che questi segni, le folle le vedevano! E nella sua prima lettera, Pietro insiste molto sul fatto che sono “il rispetto” degli altri e “la mitezza” dei discepoli che devono colpire quelli che non credono ancora, perché la verità non si impone mai, ma si espone e accetta di soffrire per rendere testimonianza.
Vedere lo Spirito significa dunque vedere ciò che lo Spirito sta operando nel mondo. Il cristiano è chiamato a essere, in un certo senso, colui che vede aldilà della superficialità e che discerne questa presenza di Dio che sta già lavorando nel mondo per trasformarlo. Pietro lo esprime con una bellissima espressione dicendo che dobbiamo “rendere conto della speranza che è in noi”!
Il problema non è di fare discorsi e di moltiplicare le attività, ma piuttosto di manifestare, di aiutare gli altri a vedere la bellezza e la bontà di tutto ciò che Dio sta facendo nel nostro mondo.
Il mondo non vede o rifiuta di vedere. Il mondo preferisce guardare ciò che non va e pretende che tutto sta sempre andando peggio.
Il mondo non vuole riconoscere l’opera di Dio perché quando si comincia a conoscere si deve anche accettare di cambiare. Il mondo sceglie di non vedere per non convertirsi. Il mondo non vuole prendere il rischio di amare, non desidera la verità!
E spesso, molto spesso, possiamo ritrovare questo rifiuto, questa resistenza, nel proprio cuore, nelle nostre comunità.
Anche noi, spesso, scegliamo di non vedere l’opera dello Spirito.

Dom Guillaume
trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
www.valserena.it