LA MONTATURA MIGLIORE

PAPA PRESBITE2Che bello questo Papa.
Che deve cambiarsi gli occhiali, perché la presbiopia avanza, e va dall’ottico, in centro, a farsi misurare e certificare l’inesorabile progredire del difetto visivo, ma senza cambiarsi la montatura.
Con quel che costano…

Si straccino pure le vesti i moderni farisei, digitali e non, che albergano fuori e (soprattutto) dentro la Chiesa di Dio. Pare di sentirli: «È tutta una montatura!» (mai critica sarebbe più calzante…)
Al pari delle scarpe nere, della borsa ostentata a ogni partenza, di Santa Marta, della sottana lisa e trasparente, dello swatch e della camicia senza gemelli. E chissà di quante altre cose che (per fortuna) non conosciamo.
Perché, al di là della sua teologia («sto ancora aspettando chi può dire solo una virgola fuori posto sul suo rigore dottrinale», mi ha confidato un giorno il vescovo Arrigo) questo Papa sta dando al mondo una straordinaria, scomodissima, scandalizzante lezione di comunicazione. Di come si parla all’uomo e al mondo di oggi. In primis ai suoi vescovi e preti.

Ancora anacronisticamente rinchiusi nelle loro torri d’avorio, preoccupati di pizzi e manicotti, ossessionati da rocchetti e tricorni, da latino e gregoriano ma incapaci di guardare negli occhi il fratello che devono servire, di condividerne gioie e speranze, di entrare nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro perché preoccupati unicamente di giudicare, condannare, mandare al patibolo società e laici di oggi, eretici e miscredenti senza ritorno.

Che bello questo Papa che, scossa la polvere dalla tonaca e dalle scarpe, se ne va per Roma a cambiarsi gli occhiali.
Per vedere meglio da vicino, lui che è presbite,  quello che, benissimo e non da oggi, ha visto da lontano, dalla sua Argentina, dalla fine del mondo. Un’Europa dalle solide radici cristiane (sic!) che gioca a un ignobile e nauseabondo scaricabarile sulla questione migranti avendo smarrito la bussola del vangelo della misericordia e dell’accoglienza.
Il vangelo del buomn samaritano.

E allora, che bello questo Papa che fa coriandoli del protocollo e dei baciamano, degli eccellentissimi e degli eminentissimi, dei camauri e delle tiare e parla al telefono con chi ha il piacere e il dovere di farlo, va a Santa Maria Maggiore quando sente di pregare e toccare la statua della Madonna, passa le sue ferie a Roma a prepararsi i suoi viaggi ma soprattutto il Giubileo della Misericordia.
Altra pietra di scandalo per i tanti fratelli maggiori del figlio prodigo, per i tanti Simone, schifati dalla sola presenza della donna di strada ai piedi del Maestro, per i tanti Caifa, pronti anche oggi a stracciarsi le vesti e gridare alla bestemmia.
Per un Papa che va a cambiarsi gli occhiali.

Paolo Matta