“AVETE INTESO… MA IO VI DICO”

6a domenica Tempo Ordinario Anno A 2017 (12 febbraio 2017)
Letture: Sir 15,15-20; 1 Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”, alla legge e ai profeti.
Queste parole del Signore possono sorprenderci, soprattutto quando ascoltiamo d’altro canto altri passi dei Vangeli in cui Gesù sembra piuttosto prendere le distanze con alcuni precetti di cui i farisei e gli scribi si facevano difensori zelanti.
Infatti, un primo approccio ci mostra che quando parla della Legge, in questo passo del vangelo di Matteo, Gesù cita esclusivamente i dieci comandamenti citati dal libro dell’Esodo (Es 20,1-18), ciò suppone dunque l’esclusione di tutti gli usi e pratiche aggiunte dalla tradizione rabbinica posteriore. Gesù ritorna, dunque, alla lettera delle Scritture. Di cui ci dice che niente sarà dimenticato.
L’osservanza dei dieci comandamenti costituisce in questo modo il fondamento comune e inalienabile del giudaismo e del cristianesimo.
Ma il rifiuto degli sviluppi dovuti all’interpretazione degli scribi va ugualmente insieme con un approfondimento dell’intenzione profonda di questi comandamenti.
Infatti, l’omicidio non si limita all’uccisione violenta dell’altro. Esistono altri modi, più sottili e più nascosti, che possono ugualmente portare alla distruzione dell’altro, come per esempio, l’insulto e la maledizione.
La maldicenza e la calunnia sono così assimilate da Gesù all’atto stesso di mettere a morte. Gesù ci fa passare dal registro dell’atto esteriore, che ciascuno può constatare, all’intenzione che anima le profondità del cuore umano. Il problema non è più a livello dell’azione, ma a livello del cuore.
In questo contesto, la tentazione dell’adulterio o i giuramenti acquistano un altro significato. Siamo costretti a interrogarci su questo mondo di desideri e di pulsioni che alimentano il nostro spirito senza tuttavia spingerci, sempre, ad agire. Gesù non cerca di far sviluppare in noi la malattia dello scrupolo, al contrario, desidera piuttosto metterci in guardia contro ogni giudizio frettoloso e definitivo che riguarda le azioni degli altri. Infatti, colui che diventa cosciente di tutta questa agitazione interiore in se stesso, cerca di capire ciò che vive l’altro, senza cedere troppo facilmente all’emozione moraleggiante del pseudo-virtuoso.
Infatti, chi tra noi si è cavato un occhio o si è tagliato una mano, dopo una tentazione? Nessuno! Questo vuol dire che non abbiamo mai avuto tentazioni? Certamente no! Ma questo significa che siamo molto spesso più misericordiosi con noi stessi mentre non lo siamo con i nostri fratelli. Spingendo l’esempio così lontano, Gesù vuol farci prendere coscienza che noi ci giustifichiamo molto facilmente dalle colpe e dagli errori che condanniamo con tanta forza negli altri.
Questi “due pesi e due misure” che Gesù sottolineava con vigore nei farisei del suo tempo, li possiamo ugualmente individuare nei nostri propri comportamenti.
Ciò che è un vergognoso privilegio nell’altro diventa una buona opportunità per me. Ciò che è un atteggiamento scandaloso nell’altro diventa una debolezza facilmente perdonabile per me. Ciò che è insulto nella sua bocca non è che un piccolo errore di espressione per me. Gesù non ci invita, semplicemente, ad aprire infine gli occhi?

Dom Guillaume