LA DIOCESI DI ALES APRE LE PORTE AI PROFUGHI DELLA SIRIA: L’ANNUNCIO DEL VESCOVO ROBERTO

La diocesi di Ales-Terralba presto accoglierà alcune famiglie di profughi siriani in alcuni comuni della Marmilla.
L’annuncio l’ha dato il vescovo padre Roberto Carboni, nel salone dell’Episcopio ad Ales, durante un incontro con i giornalisti, organizzato dall’Ucsi e dall’Ufficio diocesano delle Comunicazioni sociali per celebrare la ricorrenza liturgica di San Francesco di Sales, patrono degli operatori delle Comunicazioni sociali.
Rispondendo ad alcune domande dei giornalisti circa il possibile piano del governo di assegnare 3 migranti ogni mille abitanti, il vescovo ha spiegato di aver già preso accordi con il Prefetto e con i sindaci locali ai quali ha illustrato il piano che prevede l’accoglienza di almeno una famiglia per comune.
«Non ho la malattia del mattone – ha detto padre Carboni utilizzando un detto spagnolo – ma preferisco che venga utilizzato al meglio quanto già esistente e poiché questa diocesi dispone di diversi asili, al momento non adoperati, è bene siano impiegati per accogliere ed integrare non singoli profughi ma una famiglia intera. Sarà la Caritas a farsi carico delle prime spese ordinarie fino a quando i nuovi ospiti si saranno integrati nel territorio».
Era stato monsignor Antonio Tedde, il vescovo amico dei poveri, che a metà del secolo scorso, utilizzando donazioni dei fedeli e degli enti pubblici, fece edificare tra Ales e San Gavino molti orfanotrofi e scuole. Per la sua grande attività culturale negli anni del suo episcopato ad Ales, tra il 1948 e il 1982, Monsignor Tedde ricevette nel 1954 con decreto del presidente Einaudi la medaglia d’oro per meriti civili dal ministero della Pubblica Istruzione.
Questo grande patrimonio di asili e scuole può essere ora parzialmente utilizzato dalla diocesi di Ales-Terralba per dare un aiuto concreto ad alcune famiglie che scappano dalla guerra in Siria e che presto potranno essere accolte in alcuni comuni ai piedi della Giara.
La diocesi che abbraccia le zone del Medio Campidano e della Marmilla vive le stesse difficoltà delle altre nove diocesi sarde: progressivo spopolamento, diminuzione della natalità, insufficienza di sacerdoti per coprire tutte le parrocchie.
«La chiesa attuale – ha spiegato il vescovo Carboni, da quasi un anno eletto nell’antica diocesi di Usellus, unita a Terralba dal Papa Giulio II nel 1503 – non è più quella di cinquanta o trent’anni fa, l’ultimo concilio diocesano promosso dal mio predecessore monsignor Dettori ci ha lasciato indicazioni ben precise: si andrà sempre più verso unità pastorali con sacerdoti impegnati contemporaneamente anche in 4-5 parrocchie. Sono i laici a dover prendere coscienza della nuova situazione, che è già realtà. Così facendo salvaguardiamo il campanile e diamo continuità alla parrocchia».
Nel corso del 2016 la diocesi di Ales-Terralba ha perso circa 900 residenti scendendo a poco più di 91.000 abitanti; il calo demografico dell’ultimo anno può essere illustrato anche attraverso un altro dato: 505 battesimi al cospetto di 1111 defunti.

Alessandro Porcheddu