IL RECUPERO DEL SAN FRANCESCO DI STAMPACE: BATTAGLIA DI FEDE E DI CIVILTÀ


La recente scomparsa di padre Umberto Zucca ha riproposto con forza il tema del recupero di uno dei monumenti-simbolo di Cagliari e della storia della Chiesa di Sardegna: il complesso del San Francesco di Stampace.

Riproponiamo un intervento di Maria Antonietta Mongiu (archeologa, attuale presidente regionale del FAI, Fondo Ambiente Italiano) e Franco Masala (architetto, docente di Storia dell’Arte) pubblicato su L’Unione Sarda e nel sito www.sardegnasopratutto.com

Il 14 luglio la Provincia dei Frati Minori Conventuali di Sardegna ha comunicato la scomparsa nel convento dell’Annunziata di padre Umberto Zucca.
La sua vita, trascorsa dal 1952 nell’Ordine di Francesco d’Assisi, è stata dedicata alla predicazione, allo studio, alla formazione.

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Archivista e bibliotecario valentissimo, intellettuale e raffinato studioso, di solida formazione teologica e scientifica, avvenuta tra Assisi e Roma, è stato fondatore e animatore della Rivista “Biblioteca Francescana Sarda” che ha avuto un ruolo decisivo negli studi sulla presenza francescana in Sardegna. La profonda scienza è stata anche messa a disposizione, come vice-postulatore, nella causa di beatificazione di padre Francesco Zirano.

Abbiamo sperimentato la strenua difesa del paesaggio, della terra, dei luoghi francescani ben prima della Convenzione europea del paesaggio, del Codice dei beni culturali, dell’Enciclica di papa Francesco. Ecco perché padre Umberto è stato esemplare specie nella difesa di un luogo che fino alla fine è stato nel suo generoso cuore: san Francesco di Stampace tra il corso Vittorio e le vie Angioy e Mameli.

È noto che la chiesa è scomparsa dopo il rovinoso crollo e l’incendio del 1871-75. Sussistono però, frammisti a negozi, locali e case d’abitazione, i resti cospicui del convento, visibili soprattutto attraverso il lungo squarcio sulla via Mameli. Privatizzati nel tardo Ottocento dopo la soppressione del convento, operata dal neonato Regno d’Italia, hanno subito nei decenni l’oltraggio di usi impropri – da tipografia a magazzino di abbigliamento a sede del Partito Sardo d’Azione – ma soprattutto la manipolazione recente nei locali che si affacciano nel corso Vittorio, autorizzata da chi avrebbe dovuto salvaguardarli per mandato costituzionale. Erano e sono tutti recuperabili nelle belle forme tardogotiche sovrapposte a tracce ancora più antiche riconoscibili nei muri e nelle superfici di strato del chiostro.

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Nel 1985 i Francescani, grazie anche a padre Umberto, diedero vita al Comitato S. Francesco di Stampace con la finalità di «tutelare le reliquie architettoniche del monumento allo scopo di favorire la rinascita di un centro di cultura con museo delle opere d’arte già della Chiesa, e di spiritualità con la presenza dei Frati Minori Conventuali là ove, per sei secoli, ha operato la comunità francescana».

Oltre a studiosi e cittadini ne facevano parte Giovanni Lilliu, Giancarlo Sorgia, Antonio Romagnino, Paolo De Magistris, Fernando Clemente.

Come disse Francesco Cocco, allora assessore regionale ai Beni Culturali, «… a me parrebbe opportuno che questa crescita di spirito francescano, questa cultura francescana debba avere un luogo che sia occasione d’incontro, di approfondimento, di crescita. Un luogo che consenta di sviluppare e approfondire la cultura della pace, la cultura del dialogo».

 

Nel 2008 la Regione stava per acquisire da un privato il chiostro e le sue pertinenze per realizzare quel progetto. Finita la XIII legislatura quel percorso virtuoso fu interrotto e un altro privato lo ha acquistato senza che ci sia stata nessuna richiesta di prelazione da parte di soggetti pubblici come la legge ed il buon senso avrebbero richiesto.

Padre Umberto non c’è più. Molti di quei patriottici tutori delle memorie storiche e culturali della città sono venuti a mancare. Perché non ripartire da quel Comitato e chiedere che gli attuali lavori in corso facciano diventare realtà la proposta di padre Umberto, di Lilliu, di Romagnino e di tutti noi?

Se ci fosse la volontà di un vera tutela del patrimonio culturale la Regione sarebbe sempre in tempo a interrompere quanto sta accadendo, ad acquisire lo spazio, ad attuare un restauro manutentivo e a riportare i bellissimi retabli nel luogo che è stata loro casa fino a metà dell’Ottocento. Altre soluzioni sono irrispettose dei luoghi e delle norme.

Franco Masala    Maria Antonietta Mongiu