IL LIVORE “NATALIZIO” DEI MODERNI FARISEI BIANCHI, BOSE: «VOGLIONO SCREDITARE IL PAPA»

«Se vogliamo dire la verità senza nasconderla, dobbiamo confessare che nella Chiesa sono presenti molti conflitti: che, a volte, esplodono soprattutto sui mass media e nel mondo dei social, dove il linguaggio è guerra, ma anche conflitti più sopiti, che stentano a emergere ma scavano solchi profondi che distanziano gruppi cristiani tra loro, fino all’indifferenza. E, in alcuni casi, addirittura al disprezzo gli uni per gli altri».

Enzo Bianchi, priore emerito di Bose – in una recente intervista a Famiglia Cristiana – mette impietosamente il dito nella piaga.
«Personalmente sono preoccupato per la crescente opposizione a papa Francesco: ormai c’è chi lo accusa di magistero incerto e ambiguo, addirittura di assecondare l’eresia. Questo avviene “nella Chiesa”, tra credenti cattolici fino a ieri in profondo ossequio al Papa. Cos’è successo perché sia divenuta possibile una tale contestazione? Papa Francesco non ha mutato nulla della dottrina: è un uomo della tradizione cattolica più schietta, per molti aspetti condivide posizioni che sono comuni ai conservatori. Perché, allora, tanta acredine da parte di alcuni e una sorda opposizione di molti altri?»

Secondo Enzo Bianchi non è in gioco la dottrina, tanto meno la fede, ma «la sua semplicità priva di atteggiamenti ieratici, il suo sottrarsi a immagini sontuose del Papa, il suo stile confidenziale che abbraccia, tocca, stringe senza voler affermare la sacralità della sua persona, provocano una sorta di paura che un vescovo ha espresso in questi termini: «Giorno dopo giorno smonta tutto il pontificato romano! Ma credo ci sia anche un’altra ragione: quella del suo magistero che mette al primo posto il Vangelo esigente di Gesù quale annuncio che ha come primi clienti di diritto i poveri, la sua sollecitudine per i migranti, i perseguitati, i bisognosi verso i quali volge il suo sguardo paterno con priorità rispetto ad altre realtà che abitano il recinto del sacro. Da qui l’annuncio reiterato della misericordia, un richiamo pressante che scandalizza: se, infatti, c’è amore gratuito di Dio, come si potrà far capire alla gente che Dio vuole comportamenti di giustizia, riconciliazione e pace? Se non c’è il timore della pena e del castigo, cosa farà la gente della propria libertà? Così, ritroviamo sulla bocca anche di diversi cattolici espressioni di dissenso verso il Papa un tempo semplicemente inimmaginabili».

«Infine», prosegue Bianchi «nella conflittualità della Chiesa, purtroppo sottovalutata da molti, va annoverata anche la posizione di quei tradizionalisti che fanno dell’antica liturgia il loro motivo di battaglia. Benedetto XVI, con grande misericordia e avendo a cuore la concordia ecclesiae, aveva concesso già dieci anni or sono la possibilità di celebrare nel rito preconciliare. Ma, in realtà, il conflitto si è acceso ancor di più. Da un lato, ci sono presbiteri che si rifiutano di celebrare secondo l’antico rito – che, in base alle norme vigenti, è “rito straordinario” pienamente lecito – e giungono a deridere i cattolici che a esso sono affezionati. Questo atteggiamento non aiuta la pace ecclesiale: il rito ora “straordinario” è stato per secoli il rito della Chiesa cattolica latina, che ha fecondato la fede di generazioni di fedeli, inclusa la mia stessa. Non va, quindi, deriso né giudicato privo di ogni capacità di costituire la celebrazione eucaristica di alcuni fedeli cattolici ancora oggi».

«Che senso ha, per esempio, l’andare di monsignori ed eminenze qua e là a celebrare secondo l’antico rito, come se si dovesse promuovere un prodotto, dichiarando che il “rito straordinario” deve prevalere ed estinguere quello ordinario voluto e deciso da un concilio e da due papi, Giovanni XXIII e Paolo VI? Si chieda, dunque, rispetto e riconoscimento reciproco: solo così ci sarà pace nella Chiesa. Altrimenti, continueremo a farci tanto male da soli!»