GMG DI CRACOVIA: IL «SESSANTOTTO» DI PAPA FRANCESCO

Il recente viaggio apostolico di Papa Francesco in Polonia aveva – fra le altre – due finalità conclamate:

l’abbraccio con i partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù e il delicato incontro con la terra di Giovanni Paolo II dove una parte dell’episcopato non fa mistero di manifestare perplessità di fronte alle aperture di Bergoglio sulla famiglia o sue alcune scelte pastorali.
In un certo senso – è stato scritto – Papa Francesco si è misurato con il suo predecessore. C’era chi si aspettava un discorso forte ai vescovi e alla Chiesa di Polonia e invece Bergoglio ha fatto la scelta del silenzio, della solitudine e della misericordia.

Ha insistito su una Chiesa che eviti di fare «la voce grossa» e sia capace di attrazione, mentre ha ricordato la necessità (in aperto contrasto con il governo di Varsavia) di accogliere i rifugiati. Incoraggiando i vescovi polacchi che già stanno lavorando a un progetto di «corridoi umanitari» per i rifugiati siriani.

Ma soprattutto il Papa si è rivolto alla Polonia attraverso i suoi giovani, i più numerosi, nel popolo delle Gmg, inquadrandoli in un contesto mondiale. Papa Francesco ha come lanciato un suo «Sessantotto» per i giovani di oggi, incitandoli a essere protagonisti per cambiare il mondo e a contestare quegli adulti che non vogliono invecchiare: «Che siate voi i nostri accusatori – ha detto ai giovani – se scegliamo la via dei muri, la via dell’ inimicizia, la via della guerra…». «Il mondo di oggi – ha proseguito – vi chiede di lasciare un’ impronta nella storia».
A Cracovia, l’«utopia sessantottina» di Bergoglio si è delineata lucidamente di fronte alla crisi europea e alle minacce terroristiche. Il Papa ha quasi saltato una generazione e ha affidato ai giovani questo sogno evangelico: «Noi non vogliamo vincere l’ odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. La nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità».