Giubileo straordinario, l’ultimo fu di Wojtyla. Il penultimo di Pio XI

Quello promulgato da Francesco sarà il 65° della storia. Il primo a indirlo fu Sisto V nel 1585. L’Anno santo «speciale» non modifica la periodicità di quelli ordinari

DOMENICO AGASSO JR – CITTÀ DEL VATICANO

L’ultimo pontefice ad aprire la (murata) Porta santa di San Pietro per avere indetto un Giubileo universale straordinario è stato Giovanni Paolo II, futuro santo, nel 1983: lo promulgò per celebrare i 1950 anni dalla redenzione attuata da Gesù Cristo sulla croce nell’anno 33.

Deriva dall’ebraico, la parola «Giubileo»: «Jobel», che significa «caprone», in riferimento al corno di montone utilizzato nelle cerimonie sacre. Il Giubileo è l’anno della remissione dei peccati e delle pene dei peccati, della riconciliazione, della conversione e della penitenza sacramentale. Dunque, sono 365 giorni di solidarietà, speranza, giustizia, impegno al servizio di Dio nella gioia e nella pace con tutti. Ma soprattutto, l’Anno giubilare è l’anno di Cristo, portatore di vita e di grazia all’umanità.
È chiamato «Anno Santo» perché si svolge con solenni riti sacri, ma anche perché ha come obiettivo la santità di vita degli uomini.

Il Giubileo universale può essere: ordinario, se legato a scadenze prestabilite (in genere 50 o 25 anni); straordinario, se viene indetto per qualche avvenimento di speciale importanza; particolare, limitato cioè agli abitanti di una determinata città, provincia, o località. Le sue origini si ricollegano all’Antico Testamento, come spiega il sito della Santa Sede: «La legge di Mosé aveva fissato per il popolo ebraico un anno particolare: “Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel Paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, Né farete la vendemmia delle vigne non potate. Poiché è il giubileo, esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. In quest’anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo” (Libro del Levitico)». E la tromba con cui si annunciava questo anno particolare era appunto lo jobel (o yobel). La celebrazione del Giubileo prevedeva, tra l’altro, «la restituzione delle terre agli antichi proprietari, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi e il riposo della terra».

44289f9f17L’ultimo Anno santo ordinario, quello del 2000, indetto da Papa Wojtyla, ha assunto un significato speciale perché, utilizzando quasi ovunque il computo del decorso degli anni a partire dalla nascita di Gesù nel mondo, sono stati celebrati i 2mila anni dalla venuta di Cristo (prescindendo dall’esattezza del calcolo cronologico). E poi, anche perché è stato il primo Anno santo a cavallo tra la fine di un millennio e l’inizio di un altro: il Giubileo più antico, infatti, fu promulgato da papa Bonifacio VIII nel 1300.

Bonifacio VIII aveva previsto un giubileo ogni secolo. Dal 1475 – per permettere a ogni generazione di vivere almeno un Anno santo – il Giubileo ordinario fu cadenzato con il ritmo dei 25 anni.

Gli obiettivi e le finalità peculiari di ogni Anno santo vengono fissate dal Papa nel momento stesso della promulgazione. Tuttavia nei Giubilei universali ordinari non sono che una determinazione degli scopi generici: richiamo materno della Chiesa alla vita di grazia; ripresa della vita sacramentale; maggiore carità nella vita di relazione; liberazione dai mali sociali; rinnovamento e purificazione della vita morale. E poi, ovviamente, l’indulgenza plenaria.

Talvolta, però, quando qualche necessità viene percepita più forte e urgente, i Pontefici non hanno esitato a concedere Giubilei universali straordinari, senza intaccare la periodicità di quelli ordinari. La consuetudine di indire Giubilei straordinari risale al XVI secolo; la loro durata è varia, da pochi giorni a un anno. Prima di quello voluto da Francesco sulla misericordia, sono stati 64 i Giubilei straordinari universali della storia, con vari significati e presupposti. Il primo fu concesso da Sisto V (1585-1590) il 25 maggio 1585 per inaugurare il proprio pontificato, avviando così una consuetudine che sarebbe continuata con vari successori. Ci sono stati Giubilei straordinari per favorire la pace tra cristiani; per necessità particolari delle gerarchie ecclesiastiche; per speciali circostanze storiche come il buon esito di un Concilio, la lotta contro i turchi, il 50° della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione.
L’ultimo, appunto quello di Giovanni Paolo II, 32 anni fa: aprì la Porta santa il 25 marzo. Il penultimo era stato quello di Pio XI il 6 gennaio 1933 per lo stesso motivo di Karol Wojtyla: il 19° centenario della Redenzione operata da Cristo in croce.

Quelli di Giovanni Paolo II e Papa Ratti sono stati gli unici due del XX secolo, durante il quale ci sono stati anche due Anni mariani (che non sono propriamente Giubilei): uno è stato celebrato nel 1954, indetto da Pio XII, per il centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria; l’altro nel 1987-88, ancora con il Papa polacco, nell’imminenza dei 2000 anni dalla nascita di Gesù e di conseguenza per il – supposto – «compleanno» bimillenario di Sua Madre.

Il rito iniziale del Giubileo è l’apertura della Porta santa. Si tratta di una porta che viene aperta solo durante l’Anno santo, mentre negli altri anni rimane murata. Hanno una Porta santa le quattro basiliche maggiori di Roma: San Pietro, San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore. Il rito di aprire la Porta santa esprime simbolicamente il concetto che, durante il Giubileo, è offerto ai fedeli un «percorso straordinario» verso la salvezza. Le Porte sante delle altre basiliche verranno aperte successivamente all’apertura della Porta santa della basilica di San Pietro.

VATICAN INSIDER – LA STAMPA
13 MARZO 2015