GIOVANNI, COLUI CHE SA CHI DEVE VENIRE DOPO DI LUI

La scienza profetica di Giovanni non lo insuperbisce, ma lo rende piccolo e umile
III domenica d’Avvento – Anno B (17 dicembre 2017)  Letture Is 61, 1-11; 1 Ts 5, 16-24; Gv 1, 6-8.19-28

I protagonisti di questo brano del vangelo di Giovanni sono tre. Prima ci sono dei giudei, ma non si sa esattamente chi sono. All’inizio, il testo dice che sono dei sacerdoti e levìti, poi aggiunge che erano stati mandati dai farisei. Questi due elementi sono importanti, perché si sa che questi due gruppi erano nemici, al tempo di Gesù. Però, questi nemici vengono da Giovanni e gli fanno le stesse domande perché cercano di capire chi è. Il loro atteggiamento è molto particolare: vengono come quelli che sanno cosa deve succedere, e come persone che hanno la pretesa di verificare se Giovanni corrisponde a ciò che sanno.

Il secondo protagonista è proprio Giovanni che stanno interrogando. Egli risponde alle loro domande, ma senza lasciarsi rinchiudere nella loro logica. Risponde prima al negativo, quando gli chiedono se è lui il Cristo, ma poi, quando gli chiedono se è il profeta Elia che deve venire prima di Cristo, risponde con una formula ambigua. Nega, ma poi, riprendendo un brano dello stesso profeta Isaia: “Io sono la voce di uno che grida nel deserto”, sembra dire esattamente il contrario. Questa risposta si comprende quando si conosce un po’ la personalità di Giovanni. Per lui, l’importante non è sapere chi sia, ma riconoscere chi viene dietro di lui. Giovanni non si presenta come colui che sa, ma come colui che aspetta colui che deve venire. E questa è una differenza radicale di fronte all’atteggiamento dei farisei. Giovanni si presenta non come il possessore, ma come il ricercatore della verità!

Il terzo protagonista non appare, nel vangelo di oggi. Si parla di lui, si cerca di verificare se deve venire presto, si cerca di interpretare i segni della sua venuta. Pero, di lui, si sa poco, solo ciò che ne dice Giovanni: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”, anche se avete la pretesa di aver la scienza e di conoscere le Scritture, non lo riconoscete! E Giovanni continua: “Viene dopo di me: a lui non sono degno di slegare il laccio del sandalo”. La scienza profetica di Giovanni non lo insuperbisce, ma lo rende piccolo e umile. Non ha la pretesa di conoscere colui che arriva dietro di lui!

Spesso, come questi uomini del vangelo, abbiamo anche noi la pretesa di imporre a Dio le nostre vie e i nostri modi di ragionare. Dio non dovrebbe accettare questo, non dovrebbe lasciar fare questo, non può accogliere queste persone, queste idee. Come loro, sappiamo meglio di Dio ciò che dovrebbe succedere. Chiusi nella nostra piccola logica, diventiamo incapaci di riconoscerlo quando passa nella nostra vita, occupati e preoccupati dai nostri pensieri e dalle nostre categorie. Corriamo il rischio, anche noi, di non riconoscere nell’umiltà della sua venuta la sua presenza, la sua bontà, e di passare accanto alla nostra salvezza.

Dom Guillaume trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
(www.valserena.it)