GESÙ, IL PASTORE BELLO: «IO SONO LA PORTA DELLE PECORE»

4a Domenica Tempo Pasquale Anno A 2017 (7 maggio)
Letture: At 2, 14a. 36-41; 1 Pt 2, 20b-25; Gv 10, 1-10

Spesso, per tanta gente, e anche forse per alcuni di noi, la fede cattolica è percepita come un elenco di divieti, di pericoli, di ammonimenti. Non è capita come una scelta di vita, ma spesso, come un rifiuto di vivere.
É vero che la Chiesa è spesso obbligata a ricordare elementi fondamentali che riprendono i divieti dei dieci comandamenti: non uccidere, non rubare, non mentire… Ma il primo comandamento di Gesù, il comandamento più grande e più importante della nostra fede, è il comandamento dell’amore. Non è un divieto, ma è un invito a vivere, a vivere pienamente la nostra vita terrena.

Le letture di questa domenica ci ricordano che la vita, il desiderio di vivere veramente, è al centro della nostra fede. Gesù ci ricorda il senso dell’incarnazione: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. E Pietro, nella sua prima epistola, ci ricorda anche che Cristo è morto affinché “non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia”, come già annunciava ai suoi contemporanei un battesimo per la salvezza! Così, è molto chiaro che il nostro Dio è il Dio dei viventi, il Dio della vita, che sceglie la vita e ci permette di scegliere la vita.

Ma cosa significa vivere? Questo è forse la vera domanda che dobbiamo chiarire? Dio ci invita a diventare uomini viventi, ma non è sempre facile per noi capire cosa significa questa espressione. Abbiamo l’impressione di sapere cosa è vivere. Ci sembra così naturale, che spesso non capiamo perché le Scritture insistono tanto sull’argomento. Per noi, vivere significa percepire con i nostri sensi la realtà del mondo, la presenza o l’assenza degli altri, la durata del tempo e il cambiamento delle stagioni. Vivere si limita spesso alla superficialità delle sensazioni.

Questo è vero. Gesù usa molto spesso nelle parabole questo mondo delle percezioni per parlare del Regno di Dio. Ma, usando queste similitudini, come un libro di immagini, ci invita a percepire ciò che sta dietro, nella profondità. Lo fa nel vangelo di oggi a proposito della porta. “Io sono la porta delle pecore”. Altrove Egli dirà “Io sono la via, la verità e la vita”. La nostra vita in questo mondo, la bellezza dell’universo, la pienezza dei nostri sentimenti, sono immagini, similitudini, che ci aiutano a capire meglio cosa è la vita di Dio, la vita in Dio.

Se impariamo a conoscere e riconoscere il miracolo della nostra vita, questo straordinario ma così fragile equilibrio del nostro mondo, allora potremmo anche noi percepire cosa è questa vita che il Signore desidera offrire a ognuno di noi. La felicità di questa vita è solo primizia delle realtà eterne. Questo mondo, con tante bellezze ma anche con tante sofferenze passerà, per lasciare spazio a una realtà più bella e più straordinaria. La fede cristiana non è disprezzo o lamento, ma è attesa e speranza. La fede cristiana sa gioire di questo mondo perché lo capisce come primizia di ciò che sta per venire. La nostra vita vale, e dobbiamo ringraziare per tutto ciò che ci è stato dato, ma sappiamo che ciò che verrà sarà ancora più meraviglioso. Essere cristiano significa dunque scegliere la vita, ma la vita che durerà per sempre. E questa scelta significa ogni tanto perdere ciò che abbiamo per poter ricevere ciò che speriamo.

Dom Guillaume
trappista, cappellano Monastero Cistercense Valserena
www.valserena.it