ECOLOGIA INTEGRALE E DIALOGO CON TUTTI

NATURA WONDERFULLa seconda Enciclica di papa Francesco si presenta alquanto provocante.  Sarà importante tornare sul contenuto del testo e sugli interrogativi che esso pone sia a livello istituzionale che a livello personale. Per il momento riportiamo alcune considerazioni «a caldo», come stimolo e invito a misurarsi con l’Enciclica.

Papa Francesco intende «entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune» (n.3). Tutti sono sollecitati ad «ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (n.49). Si tratta di una stessa protesta che risuona «a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso» delle risorse della terra, che abbiamo perpetrato «pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla» (n.2). In tal modo è stato tradito il messaggio delle Scritture, presentato nel capitolo secondo, significativamente intitolato: Il Vangelo della creazione (nn.62-100).

Come superare la crisi ecologica in cui siamo immersi? Il papa è categorico: è necessario mettere in discussione «la logica soggiacente alla cultura attuale» (n.197). Egli ne parla diffusamente nel capitolo terzo, dove denuncia sia la logica del dominio tecnocratico, che porta a distruggere la natura e a sfruttare le popolazioni, sia la logica «usa e getta», che comanda ogni genere di scarto, ambientale e umano. Positivamente, occorre promuovere quella che Francesco definisce «un’ecologia integrale», su cui si sofferma diffusamente nel capitolo quarto. L’intuizione di fondo è che «tutto è in relazione» (n.142). L’ecologia integrale porta a riconoscere la stretta connessione che esiste tra i problemi ambientali (quali i mutamenti climatici, l’inquinamento, la deforestazione) e la vita degradata nei centri urbani, tra l’incuria nei confronti dei beni naturali e l’indifferenza nei confronti dei più deboli: «Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale» (n.139).

Per promuovere una ecologia integrale risulta di capitale importanza l’attenzione a entrare in dialogo con tutti. È questo un tratto distintivo che attraversa l’Enciclica e che viene esplicitamente trattato nel capitolo quinto (nn.163-201). Nei cinque paragrafi di cui si compone il capitolo, si indicano le diverse direzioni in cui sviluppare un dialogo serrato, come via maestra per cercare una soluzione ai problemi. In questa prospettiva appare molto significativo che il papa richiami il contributo sui temi ambientali offerto da scienziati, filosofi, esponenti di altre religioni. Tra i cristiani non cattolici un rilievo particolare è dato al Patriarca ecumenico Bartolomeo I.

Nel capitolo finale, intitolato Educazione e spiritualità ecologica il papa ricorda l’importanza di un profondo cambiamento a livello di stili di vita, individuali, familiari, sociali. Nel n.211 (da leggere integralmente) mostra attraverso l’indicazione di alcune concrete attenzioni e azioni quotidiane, cosa comporti uno stile di vita rispettoso dell’ambiente e degli altri.

Un’ ultima annotazione. Nell’Enciclica viene più volte citato San Francesco, riconosciuto come «l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia» (n.10), come il modello della inseparabilità tra rispetto della natura, giustizia verso i poveri e impegno sociale.

Maurizio Teani  – Preside della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna